Recensioni

Jon Spencer goes solo, e la (non) notizia finisce qui. In realtà no, perché le voci del corridoio virtuale dicono di un “disbanding” in atto per la Blues Explosion corroborato pure dalla riesumazione, in realtà esercizio di necrofilia scorretta, della band di riciclo per fidanzate del giro noise newyorchese Boss Hog. Sia come sia, mettiamo a verbale questa prima mossa in solo del caro Spencer, ex Pussy Galore, ex Honeymoon Killers, ex Gibson Brothers e millemila altre cose ancora, come un album non estemporaneo o “riempitivo” nei periodi di stanca o di magra, ma come il primo passo di una nuova, l’ennesima, rinascita.
Sì, perché questo Spencer Sings The Hits è veramente un gran bel dischetto, di quelli che ci si aspetta dal caro Spencer con la sua Blues Explosion: rock’n’roll marcio ma con gusto, eleganza da “poserone” a pacchi, eppure viscere buttate per terra e scatafasci strumentali in quantità, blues imputridito eppure sempre formalmente ineccepibile secondo l’esegesi spenceriana, elettricità in abbondanza eppure attenzione al minimo dettaglio. Insomma, provateci voi a rimanere impassibili di fronte a una lavatrice impazzita che frulla Dirtbombs e Cramps col più malmesso dei bluesman lì lì per scoprire l’elettricità del rock’n’roll nei 50s: l’accoppiata iniziale formata da Do The Trash Can e Fake in nemmeno 5 minuti totali non fa prigionieri, e annichilisce al punto che non si oppone più nessuna resistenza e la sindrome di Stoccolma la fa da padrona per tutta la durata dell’album, tra sensualità e ferinità, stortume e tradizione revisited, paillettes e marciume.
Se fosse un pischello alle prime armi gli diremmo “bravo Jon, continua così”, ma visto che continua così da qualche decennio possiamo sperare solo che l’esperienza Blues Explosion non sia finita e che il sacro fuoco continui a bruciare dentro il nostro Spencer preferito.
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