Recensioni

Il bello e il brutto del sostanzioso, attesissimo e un po’ scontato Meat And Bone è tutto in un pensiero semplice: si sente il passare del tempo ma nello stesso tempo non si sente.
La carica rock’n’roll con cui il trio ci ha abituato lungo una intera discografia c’è tutta: sensuale, accattivante, stranita e riottosa il giusto, ma sempre inspessita da inserti altri rispetto al canone raw rock cui fa riferimento il titolo. I tempi della crudezza di Crypt Style sono ovviamente lontani, ma nessuno si preoccuperà di fargliene una colpa. Anzi, vederli di nuovo in pista a reclamare il giusto per aver inciso capisaldi di moderno r’n’r come Orange e Now I Got Worry, influenzando band super-beneaccolte e ormai storicizzate nel mainstream come White Stripes o Black Keys, è cosa buona e giusta. Non propriamente rock’n’roll, ma comprensibile e piacevole vedere dei “rockers” che si (ri)mettono in gioco con le generazioni successive. “We're not kids. We feel we've been doing this for a long time, and I think we feel very strong and very confident about what we're doing. And also, I think we maybe had something to prove”, dichiara infatti il caro Spencer a RS.
Il bello di Meat And Bone è vedere come 8 anni di iato (?!?!) da Damage, ultima manifestazione della JSBX, non sembrino neanche passati, nonostante quello iato sia stato più vicino ad una sorta di scioglimento che ad una pausa. Si pensi al tentativo di celebrazione legato alle numerose ristampe con bonus dell’intero catalogo o alla predominanza che i progetti in solo dei tre hanno avuto – Heavy Trash e Men Without Pants su tutti – sulla band madre per farsi due conti.
Le chitarre in fiamme, l’energia, la indubbia capacità nel costruire pezzi di r’n’r imbastardito ma che funzionano alla prima botta, in grado cioè di unire immediatezza e ricerca (di suoni e atmosfere). Il ferino Spencer che guida la nave al tracollo r’n’r (Ice Cream Killer, la psychotica Strange Baby, Danger) è sempre lì, col suo patto col diavolo sottoscritto col sangue.
La delusione, parziale sia chiaro e motivata solo dalle alte aspettative che un comeback del genere può sollevare, è legata al fatto che Meat And Bone è “solo” un altro disco della JSBX. Vitalità a palate, energia giusta, ganci strumentali e vocali d’altissimo livello, ma anche molto (troppo?) mestiere e autoplay che sembra scattare incoscientemente in molti passaggi. L’armonica che inaugura Bag of Bones e la trascina sullo stomp-bluesaccio tipico della casa o le venature electro che sporcano Boot Cut, la sensualità ammiccante di Get Your Pants Off con quegli inserti tra ritmiche nere e organetti sixties o una Bottle Baby che è quasi una outtake dai lavori citati prima, ci fanno pensare che voglia e coraggio non manchino, entusiasmo nemmeno, ma che un alone di stanchezza da “progetto rodato” soffi sul tutto.
Il che, sia ben chiaro, non è necessariamente una verità assoluta, ma molto probabilmente lo sguardo in soggettiva di chi scrive. Ma il fatto è che quando si parla di r’n’r e di Blues Explosion i vertici inarrivabili d’inizi ’90 sono e restano, per l’appunto, inarrivabili.
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