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7.4

Due anni fa la collaborazione tra il prolifico cantautore scozzese e la cantante svedese Nina Persson aveva prodotto un delizioso disco di canzoni folk dal forte tasso emotivo intitolato The Great White Sea Eagle. Un album che è cresciuto nel corso degli ascolti e che ha continuato a pulsare nelle cuffie degli appassionati del folk di grande qualità. La formula a due voci, maschile e femminile, aveva immediatamente fatto pensare ad altri grandi contrasti vocali (Richard & Linda Thompson, Nick Cave/Kylie Minogue, Mark Lanegan/Isobel Campbell). Si tratta di un gioco inevitabile quando come autori si è deciso di rimanere dentro a una grande tradizione che trascende la temporalità. Ma qui va dato merito a James Yorkston di essersi superato.

Innanzitutto perché ha cucito addosso alle due voci brani perfetti per le loro caratteristiche, verrebbe da scrivere anche meglio di quanto loro stesse abbiano mai fatto da autrici. E se nel caso di Persson, titolare di un ingiustamente dimenticato Animal Heart, la questione non era scontata per Johanna Söderberg, ovvero metà delle First Aid Kit, di cui almeno il quarto disco Ruins del 2018 merita una riscoperta. Qui, complice anche la Second Hand Orchestra che fornisce il supporto musicale assieme allo stesso Yorkston, il risultato è – proverbialmente – più della somma delle singole parti.

Prendiamo Love/Luck con la Söderberg: parte come un brano classico dei Belle And Sebastian, allargandosi in un favoloso crescendo in un ritornello appiccicoso che esplode nel dialogo con i fiati del finale. Oppure lo splendido chiaroscuro, anche esistenziale, di Rabbit affidato alla Persson, con la voce che emerge come una colomba da un pianoforte delicato per interrogarsi sull’amore. La voce delicata e morbida della Persson è perfetta anche per l’opener I Can Change, perfetta breakup song, ma anche per l’energetica Love That Tree in odore del Will Oldham più solare. Ancora: il divertimento sincero che si percepisce da Oh Light, Oh Light (con la Söderberg) che catapulta l’ensemble da Stoccolma agli Appalachi, o il call-and-response tra Yorkston e  Söderberg in I Spooked the Neighbours. C’è di che diversi, di che piangere, di che gioire, come in tutti i dischi che non hanno paura di parlare al cuore di chi ascolta.

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