Recensioni

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James Yorkston non è più una sorpresa. E’ la sua discografia a parlare per lui, esemplare nel delineare una scrittura folk elegante, sensibile, legata a filo doppio alla tradizione inglese quanto personale in certi passaggi. Ai tempi del buon esordio Moving Up Country (ristampato di recente), di Yorkston si accorsero Bert Jansch, un John Peel che lo chiamò a partecipare ad una delle sue celeberrime session e persino John Martyn, quest’ultimo talmente impressionato dai suoi brani da volerlo con lui in tour. Tanto per dire che al Nostro è bastato un pugno di buone canzoni per ritrovarsi in un batter d’occhio – e meritatamente – ad attraversare la storia della musica anglosassone. Da allora sei album pubblicati, tra materiale inedito, raccolte e cover (ad esempio le Folk Songs in condivisione con i The Big Eyes Family Players), utili a definire i canoni di uno stile sempre in bilico tra intimismo e melodia.

Paradigmatico, in questo senso, I Was A Cat From A Book, un lavoro che in termini di immaginario non cambia praticamente nulla ma riesce comunque a suonare fresco. Registrato per buona parte in presa diretta, il disco snocciola undici brani tra il Nick Drake altezza Bryter Layter di Catch e i violini in stile Hurricane di Border Song, le malinconie chitarra, voce e poco più di The Fire And The Flames (i primi Radiohead non sono poi così lontani) e le atmosfere vagamente Belle & Sebastian di Sometimes The Act Of Giving Love. In generale il mood varia, tra suoni riconducibili alla tradizione irlandese/scozzese – un immaginario che Yorkston si porta appresso anche solo per ragioni biografiche – e una morbidezza d’insieme garantita soprattutto dalle tastiere e dal contrabbasso (quello del Lamb John Thorne). Tutto suona estremamente rassicurante e i toni “caldi” della registrazione danno consistenza a una musica che riconferma il talento cristallino del musicista scozzese.

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