Recensioni
Holy Tongue & Shackleton
The Tumbling Psychic Joy Of Now
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Stefano Pifferi
- 27 Settembre 2024

Non si è fatto in tempo a dire che Shackleton non si ferma mai che arriva l’ennesima, apparentemente bizzarra, collaborazione. A stretto giro di posta dall’album condiviso con Ben Chasny aka Six Organs Of Admittance, il fluviale Jinxed By Being, tocca ora al trio Holy Tongue dell’altro prezzemolino Valentina Magaletti (di cui mentre scriviamo sta già uscendo una nuova collaborazione con Nidia, Estradas) e dei sodali Al Wotton e Susumu Mukai.
Modalità e coordinate sono quelle ormai tipiche di certe collaborazioni: dapprima pensata come collaborazione in chiave remix di alcune tracce dell’ottimo Deliverance And Spiritual Warfare, poi testata live, quindi divenuta una 3 + 1 con i primi a suonare e il +1 a rielaborare, riprocessare, diluire e/o potenziare quella sorta di idea oltre-dub che da sempre circonda e si emana dagli Holy Tongue. Ne esce un disco insieme raffinato e sanguigno, intrippante e da fare muovere (a ritmi lenti, ovviamente) il culo, che prende il quartomondismo hasselliano (gli influssi mediorientali à la Material di The Fruit of the Fall), lo mischia con echi lontani dei primi vagiti del Miles elettrico (Blessed And Bewildered), lo spappola sotto le forme di una specie di dub inerte “in the bush of ghosts” (The Other Side Of The Bridge), lo arricchisce di spezie etno-psych (il quasi gamelan di Gravity Will Fail Us) ma mantiene la barra dritta nel flusso urbano della contemporaneità (The Merciful Lake).
Tanta roba, vero? Eppure, tra le pieghe di questi suoni è facilmente intuibile il contributo del trio nelle jam espanse che, stando a quanto recentemente dichiarato proprio dalla Magaletti, sono il suo habitat ideale per fare musica, così come la mano alchemica di Shackleton nel frullare, allentare, dilatare, “dubbare” alla maniera di un novello Adrian Sherwood che “ruba” ai ricchi di creatività per restituire a tutti ulteriore creatività. Insomma, l’ennesima collaborazione di Shackleton si trasforma nell’ennesimo centro per il producer inglese ma anche nell’ennesima dimostrazione del livello degli Holy Tongue, probabilmente una delle cose più interessanti accadute alla musica di questo squarcio di decennio.
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