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Il producer bulgaro (ma residente a Berlino) Goro ha iniziato a far parlare di sé anche le testate musicali più importanti grazie a una serie di uscite, singoli soprattutto, dove metteva in mostra un valido eclettismo, muovendosi tra influenze così diverse che potremmo quasi definire antitetiche: se, per esempio, il singolo in free-download Beyonci Kiuchek campionava Beyoncé per sviluppare una personalissima versione est-europea (quasi tzigana) del suono global-bass, la collaborazione dello scorso anno con il collega Evar e la rapper argentina (ma pure lei attualmente berlinese) Catnapp si muoveva invece tra hip-hop spastico e memorie gabber. Tutte influenze che tornano anche in questo esordio autoprodotto, programmatico sin dal titolo: Unbound Forever suggerisce infatti un’emancipazione, sofferta ed in costante progresso, da ogni tentativo di incasellamento. Non è un caso che la suadente voce femminile della breve introduzione dell’opera reciti «I know I’m supposed to be, but I’m still becoming», prima di sciogliersi in un rivolo di echi soul-step.

Questo processo di mutazione e liberazione ci viene narrato attraverso nove tracce che suonano quasi come un bignami dell’elettronica contemporanea più trendy: European Union incrocia Carpenter, spettri sovietici e techno-trance, Shining Eyes trasforma ricordi di lontane melodie ottomane in un minaccioso riddim urbano a 8bit, This Is a Moment in the Matrix alterna un sound morbido degno del Mr. Mitch più ambient-pop a cacofonie estatiche memori del Chino Amobi più noise, mentre l’ombra di Oneohtrix Point Never (e della sue più recenti visioni pop) pare aleggiare sull’avvolgente paranoia dance di Always Protected e sulla drum’n’bass incerta e perturbante di Big Boi Tearz (brano in cui Goro si esprime al meglio anche al microfono).

Quello che più colpisce di un debutto come Unbound Forever non è però soltanto la capacità di pescare e amalgamare le più fresche tendenze dell’electro più concettuale e avanguardista, quanto di riuscire a farlo senza mai risultare freddo o asettico: nella mezz’ora dell’opera, anche nei momenti più caotici e acidi, è sempre palpabile la sincera urgenza espressiva del giovane producer. Un nome da tenere d’occhio.

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