Recensioni
Mr. Mitch
Bonaventure
Primary Progressive EP
Mentor
-
Nicolò Arpinati
- 7 Novembre 2018


Gli EP del già affermato Mr. Mitch e della quasi esordiente Bonaventure si muovono, con le ovvie e dovute differenze, in quegli ambienti sonici limitrofi al grime, territori ibridi dove s’incrociano sempre più spesso elementi alti, intellettuali, e altri più popolari e immediati (sovente di matrice etnica). Territori in cui alla riflessione sonora si accompagna frequentemente anche un pensiero etico, filosofico o semplicemente personale: era il caso, per esempio, dell’acclamato debutto del dj e beat-maker londinese East Man, le cui affilatissime basi erano messe a disposizione di una combattiva crew di MC e introdotte dalle sagge parole dello storico e accademico Paul Gilroy, o del più recente exploit del turco Sami Baha con i suoi grooves elettronici e mediorientali, contaminati e anti-sovranisti.
Anche Primary Progressive e Mentor (che segna l’ingresso della svizzera-congolese Bonaventure nel ricco roster Planet Mu) prendono spunto da elementi ed esperienze altre rispetto alla musica e, in un certo senso, entrambi affrontano il tema degli antenati: se la giovane artista declina così un immaginario tra afro-futurismo, cyber-punk e l’asfissiante e umida giunga del primo Predator, il producer inglese si confronta con la decadenza fisica del proprio padre, afflitto dalla sclerosi multipla. È un salto tematico assoluto, dunque, quello proposto da Mr. Mitch in Primary Progressive: il nuovo lavoro (il primo ad essere nuovamente pubblicato per la label autogestita Gobstoppers, addirittura dal 2014) muta completamente il mood con cui lo avevamo lasciato poco più di un anno fa, in occasione dello straordinario e giustamente celebrato Devout, quando il gioioso ambient-soul, arricchito da influenze tropical-bass, dancehall-pop e suoni HD, festeggiava la paternità del suo autore. Uno scarto che musicalmente si traduce in cinque brani che estremizzano le dilatazioni r’n’b del singolo estivo Creep (presa di posizione contro tutti gli uomini viscidi ed insistenti): dallo struggente e lentissimo incedere dell’iniziale Restart è tutto uno spappolamento sintetico di soul elettronico (Settle), memorie giamaicane (la toccante ed esplicita Show Me) e liberatoria attitudine trance, quando non si inerpica su impervi e incontaminati crinali tra acid e avant-garde (Phantom Dance). La conferma, insomma, di un talento tanto unico quanto eclettico (7.2).
Non possiamo ancora esprimerci con gli stessi termini entusiasti per Bonaventure, la giovane artista già affiliata a NON e Discwoman, ma questo Mentor promette assai bene, innestando elementi africani e distorsioni apocalittiche su una matrice di chiare origini UK-garage: si susseguono così, in neanche venticinque minuti, le ritmiche frammentate e l’IDM organica di Physarum, un mood marziale coniugato sia sopra panorami HD (la title track) sia su tappeti di un esotismo appena accennato (Impetus), intrecci tra UK-bass e percussioni tribali (Nemesis), memorie di una dub-poetry futurista (Both) e assalti di una cacofonia stroboscopica e stordente (Colony) che sembra quasi omaggiare gli Amnesia Scanner, senza raggiungerne l’eccessiva disumanità (7).
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