Recensioni

7.1

Chi è Flavio Giurato? È una domanda lecita e tutt’altro che scontata da cui possiamo partire per parlare del nuovo libro-intervista di Giuseppe Catani incentrato sulla vita e sulla produzione artistica del musicista romano. Catani stesso, nell’introduzione al libro, ne parla come di «un cantautore diverso da tutti gli altri passanti», ma anche di «un outsider, un cane sciolto, un pesce fuor dall’acqua, uno che vive e lavora per sé». Dopo aver letto Ali e nomi: Flavio Giurato si racconta verrebbe da chiamarlo anche un “creativo autarchico”, figlio dei trascorsi giovanili in Inghilterra, della (contro)cultura americana e di una delle tradizioni musicali italiane più nobili (la nostrana scuola cantautorale), ma anche un essere umano empatico e schierato dalla parte dei più deboli, e al tempo stesso legato, per trascorsi familiari, a una Roma artisticamente e culturalmente alta. Uno che attraverso i testi e le musiche dei suoi dischi ha costruito immaginari che nulla hanno a che vedere con il pop ma a loro modo pop, contraddistinti da una grande sensibilità poetica; un’istrione talmente imprevedibile da lasciare per la parte finale del libro l’annuncio più sorprendente: conclusa la carriera musicale, Giurato vorrebbe realizzare un film western.

Di sicuro un artista a cui non piacciono le vie di mezzo, le regole o le gabbie più stringenti dei conformismi sociali, e per questo inevitabilmente portato a generare una certa freddezza o un totale innamoramento in chi gli si avvicina. Catani rientra sicuramente nella seconda categoria di ascoltatori, quelli che apprezzano Giurato proprio perché unico nel suo genere: lo dimostra scegliendo per il libro la forma dell’intervista, così da lasciare allo stesso musicista l’onere e l’onore di raccontarsi attraverso un dialogo a ruota libera che è un tripudio di vita vissuta e aneddoti. Tra i più gustosi, l’incontro con Nick Drake ai tempi in cui il Nostro faceva il busker nella metropolitana di Londra, il passato da giocatore di baseball, i rapporti con la discografia, le session di registrazione de Il Tuffatore agli Air Studios di George Martin e il lavoro da regista in RAI. Il tutto viene raccontato seguendo un unico filo conduttore: una discografia che parte nel 1978 con Per Futili Motivi e arriva al 2020 di Nuovo Marco Polo, passando per piccoli capolavori come il già citato Il Tuffatore, Il manuale del cantautore o La scomparsa di Majorana. 

Alla fine delle 142 pagine del libro e delle nove ore di intervista necessarie per redigerle, ne esce sacrificato forse il lavoro di indagine – alcuni eventi raccontati dal musicista avrebbero forse meritato un approfondimento maggiore – ma, probabilmente, si tratta di un “difetto” intenzionale. L’obiettivo qui infatti pare non essere la ricostruzione storica minuziosa degli eventi raccontati, bensì farsi sorprendere dal racconto di una vita che è effettivamente appassionante e pienamente in linea con la musica che abbiamo imparato a conoscere disco dopo disco. Un po’ come se Ali e nomi: Flavio Giurato si racconta non fosse un semplice libro, ma una nuova, affascinante canzone di Flavio Giurato.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette