Recensioni

7.9

Solo in Italia, di questi tempi, poteva sgusciar via dalle mani – e dalle stampe – un concept album su una storia d’amore nata sui campi da tennis. Flavio Giurato è uno di quei cantautori italiani messi in un angolo dalle evoluzioni della nostra storia musicale, una scheggia impazzita e libera come Pelosi, Fanigliulo o Carella.

All’interno di un percorso compositivo tanto vario quanto discontinuo, Il tuffatore è un gioiello prezioso e romantico costruito su un fil rouge di parlato e post-prog senza scampo che ancora oggi regge con dignità. Siamo nel 1982, anni di delicato passaggio dal prog al nascente afflato new wave. Lontano da Le Orme e dai CCCP, Giurato si astrae intraprendendo un discorso musicale capace di unire all’intreccio amoroso tipicamente 60s il melodramma addolorato dei Settanta e la leggerezza ironica nascente dei primi Ottanta. Abbandonato un italiano che si mischiava volentieri con un romanesco intransigente – il precedente Per futili motivi del 1978 -, ne Il tuffatore la commistione è tra italiano e inglese, in un vortice di brani che si susseguono senza pause e si legano gli uni agli altri, riprendendo linee melodiche ma anche versi dei testi.

Almeno tre i capolavori di questo discorso amoroso: una Orbetello dove si esplicita la trama del concept e che va a legarsi con la successiva Orbetello ali e nomi per precipitare grandiosa in una coda afro prog indimenticabile; una title track mezza in inglese e mezza in italiano, semplice e veloce come un haiku, dalla concretezza lieve e svettante; una Valterchiari  che, come molti brani del disco, è costruita in gran parte su un matrimonio voce e piano, salvo poi rintanarsi in un sax di compagnia. Quest’ultima una storia d’amore imperfetta in una vita imperfetta, focalizzata sull’immagine di un eroe romantico come Walter Chiari. Tanto per sottolineare ancora una volta che l’amore è palco e costruzione, chiamando in causa l’ultima figura antica e nobile dell’uomo di spettacolo

Non c’è un brano che si salvi dalla forza dirompente di contenuti alti, di frasi ad effetto, destinate a rimanere nell’immaginario di chi ascolta: “le delusioni sono unite dalla ferrovia “,”una donna alta non è mai banale sarà per lo sguardo necessariamente superiore”, “per quanto ti ho visto e per quanto ti ho sentito, tu sei una giornata di riposo dove si comprano i giornali”.

Giurato è artisticamente vivo e vegeto, il suo ultimo disco risale al 2007. Se siete fortunati potete anche ascoltarlo live.

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