Recensioni

6.3

Per tutti gli amanti dell’hip hop Freddie Gibbs rappresenta il compromesso ideale tra puristi e neofiti, i quali rispettano la fusione tra old school e modernità, tra tecnicismi e dinamismo strumentale.

Gary, complessa città dell’Indiana, fa da sfondo alla sua storia: Gibbs incarna il classico rapper di strada in stile anni ’90. Le sue canzoni sono tra le manifestazioni più convincenti del gangsta rap moderno, senza nulla togliere al lavoro dei Griselda, altra realtà prolifica e incisiva. In particolare, Piñata (2014) e il successore spirituale Bandana (2019), entrambi in collaborazione con il leggendario produttore Madlib, racchiudono storytelling tagliente e realistico, stoicismo, provocazione e decadenza psicologica, rendendo Gibbs un pilastro del gangsta rap contemporaneo.

Con Alfredo (2020), realizzato insieme a un altro gigante come The Alchemist, Gibbs conferma una verità ormai evidente: il binomio rapper-producer è la formula vincente della sua discografia. Non a caso, gli altri album non raggiungono la sintonia e l’ispirazione che emergono da questi progetti.

You Only Die 1nce, il decimo album, è uscito la notte di Halloween per ESGN. Dopo l’altalenante $oul $old $eparately (2022), Gibbs punta ancora su un ricco ensemble di produttori, con collaborazioni inedite (DJ Harrison, 454, BYNX) e volti già noti (Lambo, Pops), ma il risultato non aggiunge profondità al disco; anzi, finisce per penalizzarlo.

Troppo ripetitive e scontate, le basi jazz rap non rendono giustizia al maestro lirico che è Gibbs. I sample sono rarefatti, le percussioni basilari, le linee melodiche prevedibili, ricordando semplici type beat da YouTube. Gibbs, dal canto suo, si conferma una potenza tecnica, un MC di alto livello con flow dinamici e incastri complessi, ma in questo album non riesce a dar forma a un progetto coerente. Le tracce accennano a temi che non sempre vengono sviluppati appieno, come la denuncia sociale in Wolverine o il velato sfogo emotivo di Yeah Yeah.

Piñata e Bandana raccontano ciniche cronache di vita; Freddie (2018) trasmette claustrofobia e disagio in un momento autobiografico difficile, segnato dalle pesanti accuse di stupro del 2016 poi cadute; Alfredo riflette ricchezza e benessere in un’atmosfera minimalista e raffinata. In questo nuovo capitolo restano solo frammenti di quei picchi artistici: flussi di coscienza interessanti e spontanei (On The Set e Ruthless su tutti) e le solite performance tecniche di alto livello, una garanzia in casa Gibbs (vedi Origami).

Gibbs rimane uno dei più forti della scena, ma You Only Die 1nce è un disco normale, un termine che non si addice a un artista che di normale ha ben poco.

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