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Dello spaesamento di Francesca Michielin avevamo già parlato tempo addietro, più precisamente in occasione della sua ultima partecipazione al Festival di Sanremo nel 2025, quando presentò Fango in paradiso, revenge song piuttosto scarica e capitolo finale di un periodo estremamente difficile iniziato ben prima. Dopo il passaggio all’Ariston, la cantautrice veneta cambia rotta, saluta la storica manager Marta Donà e inaugura un nuovo corso con Francesca, singolo one-off dalle tinte Baustelle che anticipa idealmente, senza però entrarne a far parte, il mondo di Magia bianca.
Un progetto pensato per segnare una discontinuità rispetto agli ultimi anni e costruito attorno a un concept, quello della stregoneria, tutt’altro che semplice da maneggiare senza scivolare nell’ovvio. Al centro del racconto c’è il femminile, ma anche una riflessione sulla modernità, talvolta non così distante da certi scenari del Quattrocento. Il tutto viene affrontato con una didascalicità evidente e probabilmente ricercata — non a caso la musicista si è avvalsa della consulenza di un filologo medievale per la stesura dei testi — che però, soprattutto nell’introduttiva 1484, finisce per irrigidire il racconto, privandolo di parte della sua forza simbolica ed evocativa.
Eppure, soprattutto se osservato all’interno della discografia dell’artista, il lavoro si configura come il suo progetto più convincente dopo il caposaldo 2640, con cui condivide parte dell’impasto sonoro — sebbene qui l’elettronica sia più marcata, arricchita da alcuni elementi riconducibili alla musica medievale, da sfumature dungeon synth e da un immaginario più definito — oltre a una buona scorrevolezza e a una scrittura che, pur con qualche criticità, conserva una riconoscibile cifra personale. La differenza principale tra i due dischi sta nella tenuta dei singoli episodi: più solidi nel 2018 (Vulcano, Io non abito al mare, Comunicare, La Serie B, Tropicale, solo per citarne alcuni), meno incisivi in questa occasione.
Tra i momenti più riusciti spicca il primo singolo Una donna non può (unico brano firmato insieme a una top-liner, precisamente Simonetta), interessante soprattutto nell’inciso, sospeso tra Alice e Franco Battiato, con tanto di voce quasi in cavità. Funzionano anche i rimandi anni Ottanta di Strega comanda, a cui segue senza soluzione di continuità la percussiva Litha, e la sospensiva Solstizio d’estate. Curiosa inoltre Il canto delle anguane, rilettura rispettosa e di gusto del brano di Patrizia Laquidara e degli Hotel Rif.
Per troppo tempo Francesca Michielin è sembrata cadere nell’errore di dover sorprendere a tutti i costi, moltiplicando i propri fronti d’azione — dalla conduzione di X Factor ad altri contenuti Sky, passando per la direzione d’orchestra a Sanremo e la pubblicazione del primo romanzo — e attirando anche per questo una certa dose di antipatie. In Magia bianca, con tutti i limiti del caso, conferma invece di saper dialogare molto bene con il pop, nonostante il palese tentativo di spostarsi verso territori più alternativi, o quantomeno lontani dal canone. Perché quel pop possa davvero trasformarsi in alt-pop, tuttavia, serve ancora qualcosa in più.
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