Il Festival di Sanremo oggi rappresenta per gli artisti un’occasione dalle molteplici sfaccettature. Non è più solo la vetrina per i protagonisti della scena mainstream, ma anche un trampolino di lancio per chi proviene da circuiti più indipendenti o una possibile via di riscatto per chi ha vissuto momenti di oscurità. Francesca Michielin, in gara per la terza volta con Fango in paradiso, è sicuramente una delle artiste che più si avvicinano a quest’ultima categoria.
Dopo un decennio di carriera, la cantautrice è reduce dal deludente Cani sciolti, un disco che non ha centrato gli obiettivi prefissati e che ha seguito una serie di attività collaterali – dall’esperienza come conduttrice di X Factor ed Effetto Terra su Sky, alla partecipazione come direttrice d’orchestra di Emma a Sanremo 2023, fino alla pubblicazione di un libro con Mondadori. Ora, dopo un lungo periodo di silenzio, ritorna all’Ariston, consapevole della posta in gioco.
Nel 2015, Michielin fece il suo debutto a Sanremo con Nessun grado di separazione, conquistando il secondo posto. All’epoca, il suo approccio era fresco, dolce, giovanile, con una naturale riservatezza che non impediva di dominare il palco. Le sue ambizioni, infatti, sono state chiaramente espresse nel corso degli anni. Oggi, però, la musica è cambiata, eppure Fango in paradiso sembra essere solo in parte un’evoluzione rispetto ai suoi precedenti lavori.
La canzone si presenta come una revenge song, ma il suo impatto è smorzato dalla sua natura un po’ troppo zuccherata. Fango in paradiso sembra raccogliere le atmosfere di Cani sciolti, ma senza l’urgenza e la rabbia che quel disco voleva trasmettere. La Michielin qui si fa portatrice di una “cattiveria” interpretativa che, seppur interessante, rischia di risultare forzata, soprattutto nelle esibizioni dal vivo. Il testo, purtroppo, non supporta appieno l’intensità della performance, limitandosi a una riflessione sulla quotidianità che rimanda a un itpop che è ormai un ricordo del 2016.
Il risultato finale è una ballata che mescola il classico sanremese con ciò che ne resta di quell’indie per come lo ha sempre inteso il mainstream, creando un ibrido che in un contesto come quello di Sanremo può resistere. Ma oltre il palco dell’Ariston, il futuro di questa canzone e della suo autrice resta avvolto nel dubbio.