Recensioni

Otto anni dopo Le Promesse del Mondo, le antenne di Flavio Giurato tornano a captare segnali. Il cantautore romano ha imparato ad interiorizzarli per poi restituirceli in versi attraverso il fluviale flusso di coscienza a cui ci ha abituati: indizi, suggestioni, riflessioni ma anche inviti all’approfondimento che finiscono per definire i confini di un lavoro che si spinge oltre la ‘semplice’ registrazione di un nuovo album.
Il Console Generale è la prova numero otto e, al solito, si pone in antitesi al paradigma della ‘semplificazione’ a cui il mondo moderno guarda con occhi voraci. Un presente sempre più drogato dalle infinite possibilità di interscambio tra mondo digitale e reale con l’intelligenza artificiale a ridisegnare i confini tra produzione e fruizione di nuova musica, con piattaforme come Spotify e Bandcamp già coinvolte nel tentativo di arginare il fenomeno dilagante.
Da questo punto di vista Il Console Generale suona ‘alieno’ alla stregua del suo autore, immerso in un presente che guarda al passato per interrogarsi su un futuro sempre meno prevedibile. Un disco fuori dal tempo, ancora una volta scandito dalla densa portata di songwriting a cui è impossibile sottrarsi: Giurato mescola idiomi e accenti, tutti funzionali ad una narrazione sospesa, quasi dadaista, incessante nel suo fluire.
Toni umbratili, sussurri, declamazioni che si accordano ad un ritmo concentrico, minimalista nell’approccio, con il binomio voce-chitarra a guidare la colonna di fumo: siamo l’Intprepid Cosmonaut chiamato all’azione (intrepid cosmonaut / lift off to Moon and Mars), danziamo nei ricordi terrificanti di un bambino imprigionato ad Auschwitz Birkenau (Tahiti Tamurè), condividiamo la branda con un giovane detenuto in dialogo con sua madre (vorrei tanto abbracciarti mamma / ma ci sta il vetro di divisione / qui fumo fumo fumo che altro potrei fare / la vita che mi aspetta è un’altra sigaretta).
Quello della ‘prigionia’ – tanto allegorica quanto reale – è sicuramente uno dei filoni centrali, a cui si raccordano epopee militari (Il Console Generale) e il nomadismo in salsa raggae della fluviale Caravan, episodio conclusivo di un lavoro che mette in fila paure, ossessioni ma anche sogni e speranze di un’umanità costantemente in viaggio. Lontana da qualsivoglia forma di catalogazione, la nuova prova di Giurato è sostanzialmente una mappa criptata per “l’accordatura di tutti gli esseri umani”.
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