Recensioni

Il primo ottobre 2023 FKA Twigs ha presentato estratti dal suo nuovo album durante una sfilata di Valentino. Al centro della passerella, delimitata come uno spazio rituale, si è consumato uno spettacolo che intrecciava danza, musica e performance canora, rubando letteralmente la scena. La coreografia, fatta di figure fluide, plastiche e ginniche, oscillava tra il ritualistico e l’ucronico, rapendo lo sguardo del pubblico.
Tra i brani presentati spiccava Eusexua, che ha offerto un primo sguardo sulla direzione artistica intrapresa da Tahliah Debrett Barnett: un ibrido tra techno, pop e dance il cui neologismo viene scritto su una mano ad un rave a Praga durante le pause di lavorazione de Il Corvo. Con Koreless alla produzione – e il contributo aggiuntivo di Stuart Price, Nicolas Jaar, Marius de Vries, Sasha, Stargate e Eartheater – i tribali arpeggi di Plastikman trasfigurano in fasci di nervi, mentre il suo soprano si staglia, immacolato, in dinamiche e registri riconoscibili, dalle note ultraterrene alle tonalità più delicate e sospirate, giocando con intensità variabili che dosano distanza e vicinanza, corpo, eros e spirito.
FKA Twigs, negli anni ’10, è stata la voce che più di ogni altra ha ricollocato l’R&B nella curvatura di un futuro schiacciato da interfacce fluide e colori traslucidi. Eusexua ne rappresenta una via di fuga epicurea, che la stessa protagonista definisce (e, in un certo senso, “brandizza”) in modi diversi, tutti riconducibili a una forma di trascendenza innescata dal ballo. Il brano segna un percorso accessibile ma distinto dal comunitario e spensierato Caprisongs, il mixtape nato durante il lockdown che simboleggiava una rinascita personale e artistica dopo la tormentata relazione con Shia LaBeouf.
Per la prima volta in un lavoro di Tahliah Debrett Barnett fa capolino la retromania. Influenze, produzioni e estetica che rimandano ad album come Debut di Björk, Ray of Light di Madonna e di Fever di Kylie Minogue s’inseriscono in una tracklist che, pur guardando alle forme fluido-cibernetiche del contemporaneo – dalla Brat Summer ai protagonisti della defunta PC Music –, le dosa con un appeal revivalista, dando vita a un lavoro quasi più retrò che avant.
In brani come Girl Feels Good, dove spezie trip hop si fondono con ambient e techno, emerge un chiaro omaggio alle produzioni di William Orbit per Madonna. Al contrario, tracce come Drums Of Death e Room Of Fools esplorano cluster hip hop minacciosi, vocalizzazioni trattate come tastiere trance e influenze hyper-pop vicine a Caroline Polachek e Charli XCX. La sperimentazione cede il passo a strutture più accessibili, senza rinunciare alla componente art(istica), ora più che mai funzionale alla resa performativa negli spazi di cui sopra (come dimostrato alla London Fashion Week 2024).
Tuttavia, a risaltare maggiormente sono i brani più essenziali, dove FKA Twigs si mette a nudo. Sticky, struggente ballad sulla difficoltà di mostrare vulnerabilità (“It hurts so bad to shed my skin with you watching”) con un richiamo a Avril 14th, è probabilmente il momento più intenso del disco, insieme all’essenziale 24hr Dog, che esplora dinamiche di sottomissione, desiderio e dipendenza emotiva.
È improbabile che Eusexua diventi un album globale à la Brat di Charli XCX, che pure aveva il tema del ballo come forma di liberazione. Ma le frecce al suo arco non mancano: Childlike Things, realizzato con North West (figlia di Kanye), è un manga j-pop perfetto per TikTok, mentre la notturna Striptease evoca un dedalo urbano neon & noir che richiama The Weeknd, con cui Twigs ha già collaborato in passato.
Questa alternanza di epoche, rimandi e forme espressive impedisce all’album di incarnare il manifesto definitivo che avrebbe potuto essere. Tuttavia, apre la porta a un successo che potrebbe ridisegnare il peso e l’influenza di FKA Twigs nel panorama musicale. Un margine per una rilettura differente rimane possibile – e auspicabile. Staremo a vedere.
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