Recensioni

7.2

Per quanto mai scontato, era nell’aria che Filippo Gatti potesse tornare con un nuovo album. La pubblicazione del mini album Notturno/Estate di pochi mesi fa è stato poco più che un indizio, quasi una traccia lasciata per ricucire uno strappo lungo ben otto anni (La Testa e il Cuore, 2017) e (ri)portare alla luce otto brani lasciati chiusi in un cassetto per quasi vent’anni. Liberamente ispirato al titolo dell’omonimo romanzo di Laurence Sterne, Viaggio Sentimentale prende forma durante le sessioni di registrazione di Incontri a metà strada (2006) dell’amico e collaboratore Riccardo Sinigallia per poi galleggiare in uno spazio riempito, nel frattempo, dall’ottimo Il Pilota e la Cameriera (2012) e parentesi che hanno visto Gatti vestire i panni di autore e produttore. L’uscita del disco, infine, arriva quasi fortuitamente e solleticata dal solito Sinigallia che – durante le sessioni di registrazioni di Notturno/Estate – propone di riprendere quei brani lasciati in sospeso e registrarli in un’unica sessione: era il 2023 e i due anni successivi hanno visto appena qualche intervento (mai invasivo) di pianoforte e sintetizzatori da parte di Sinigallia prima di sentirsi entrambi pienamente soddisfatti del lavoro svolto.

Viaggio Sentimentale è lo specchio fedele di questa minuziosa cura per ogni più piccola sfumatura: tutto vive in un equilibrio ‘semplice’ che non ricerca colpi ad effetto per stupire. Come un moderno Yorick (protagonista-narratore dell’omonimo romanzo), quello di Gatti è un viaggio fatto di suggestioni ed emozioni più che di azione e dove la geografia è ridotta a dimensione astratta dell’io, qui titillata dalla natura sensibile, ironica ed impulsiva dell’autore. Ritroviamo la qualità indiscussa di saper costruire un racconto potente attraverso poche suggestive immagini e un essenziale giro d’accordi (1968) mentre tutto ruota attorno ad un destinatario che – come già per le precedenti prove – è per il cantautore una sorta di rifugio, confidente di un presente che cambia forma continuamente.

Siamo osservatori al di là dello specchio: teniamo traccia degli spostamenti, di ciò che si smarrisce lungo il ‘viaggio’ de Le ragioni personali (E quello che tu hai/e che non posso perdere/ è l’unico pericolo tra noi), ma anche ciò che sembra destinato a ritornare – nell’emozionante Un Vuoto d’Aria che idealmente chiude un cerchio di cuore e nervi vergato da brani quali Il Pilota e la Cameria e Uh! La Rivoluzione estratti da lavori precedenti; proviamo a non lasciarci sfuggire dalle mani il filo della narrazione, anche quando l’autore rivolge l’indice verso se stesso (Ho spento la televisione di Domenica/ Ho smesso di pensare di nascosto) ritagliandosi lo spazio necessario alla riflessione. Un incedere sommesso – a tratti impetuoso (Sei) – che affida alla sola chitarra il compito di cucire parole e musica, inseguendo la luce di fari come John Martyn (nel folk intimo che si tinge di blues de Il Tempo Necessario) o Nick Drake.

Proprio come nei brevi schizzi di scena di Sterne, il Viaggio Sentimentale di Gatti è un’opera compiuta nella misura in cui è lo stesso autore a rifuggire rigore formale nella composizione dei suoi brani. C’è una cura speciale per la ‘parola’; l’attenzione è rivolta al suono dell’una rispetto alle altre ricordando il modus operandi di un altro illustre romano, Flavio Giurato. Emblematica, da questo punto di vista, la chiusura affidata ai tre minuti di un filmico pianoforte che aggiunge puntini di sospensione ad otto brani che mostrano – una volta di più – come una dimensione meticcia di sanguigno folk e perlescente pop sia ancora realizzabile nel cantautorato italiano.

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