Recensioni

La londinese Theodora Laird costruisce con Goodness un universo che appartiene a una generazione cresciuta tra club evaporati e intimità domestica. Il disco respira un’aria urbana lenta, fatta di elettronica sottile e tensione trattenuta in cui si modellano voce e suono come materia unica. Ogni frase avanza su un terreno di bassi spugnosi, synth morbidi, battiti compressi. Tutto sembra muoversi dentro un ambiente dove il corpo e la voce coincidono.
Laird proviene da anni di autoproduzione. Ha prestato la voce a Loraine James e ha alternato passaggi tra performance e sound art. In Goodness questi percorsi confluiscono in un linguaggio compatto che alterna minimalismo e calore, rigore e dissolvenza. La voce si distende su melodie spezzate, trattata come strumento di frizione più che di confessione. Gli arrangiamenti puntano all’essenzialità perché sono scheletri di un soul ormai completamente destrutturato. La musica di feeo si costruisce su pochi elementi sparuti: un beat malato, un respiro, una distorsione che lampeggia come neon fuori fuoco. A volte – raramente – tutte queste cose possono coesistere insieme, vedi Requiem o The Hammer Strikes Back.
La sensibilità è affine a quella di Tirzah, soprattutto per l’uso dello spazio. Le lacrime di piano di Sandpit sembrano quasi un omaggio, ma filtrate dal gotico ambientale della Grouper di Ruins. La scrittura di feeo però tende a una densità più sottile, quasi rituale. Le armonie si aprono e chiudono come porte metalliche, l’atmosfera rimane sospesa tra intimità soul e ingegneria ambient. Nei brani centrali il tempo collassa, la voce si piega su se stessa e produce una forma di trance controllata come nella misteriosa Win!.
Tutta questa pressione bassa sembra aver interiorizzato l’idea stessa di un trip hop archetipico, che si muove fuori dal tempo e certamente fuori dal ritmo. In alcuni frangenti feeo non si vergogna di esibire anche un cuore folk fragilissimo, che è facile collocare vicino alla Beth Gibbons più intima e spettrale.
La tensione di questa musica non è arrangiamento, ma viene dall’interno, da un dialogo tra voce e rumore che resta sempre incompiuto. Goodness vive nella zona in cui il songwriting incontra la ricerca timbrica. Feeo costruisce un disco che sembra respirare da solo, pieno di pause e piccoli scarti, ma tenuto insieme da una regia ferma. Un debutto che fissa un modo di stare nel suono, in modo vigile, emotivo, quasi alchemico.
Amazon
