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Fabrizio Modonese Palumbo è un volto noto della scena sperimentale internazionale, conosciuto per essere fondatore e membro di progetti quali, tra gli altri, Larsen, (r), Blind Cave SalamanderXXL, nonché collaboratore di Damo SuzukiMichael GiraNurse With WoundBen ChasnyJulia Kent e Paul Beauchamp. Un musicista intento a perseguire stimoli sempre nuovi eppure accomunati da una personalità ben definita. Ne è un esempio l’ultimo album solista, ELP (acronimo di Ethos, Logos, Pathos), costruito sul diretto confronto tra musica e performance coreografica.

Il disco raccoglie il materiale composto ed eseguito dallo sperimentatore torinese per una serie di performance della coreografa e danzatrice Paola Bianchi, il cui progetto di ricerca indaga il corpo come anche le relazioni tra corpi e i vari immaginari culturali a riguardo. Nonostante il contesto di riferimento, le cinque tracce travalicano il limite del semplice accompagnamento musicale, conferendo all’opera una natura a sé stante. Un approccio minimalista che cesella un’elettronica bruitista che in O N acquista la densità di bordoni à la Joe Colley e nella oltre mezz’ora di NoPolis svicola per costruzioni di intervalli rumoristi e synth sgranati che evolvono in maestosa ambient siderale altezza Benjamin Finger e intense divagazioni modern classical.

Ekphrasis sviluppa inquiete armonie in slow motion, mentre Other Otherness lavora su un interessante concetto di serialità isolazionista che rimanda al più solitario Thomas Köner screziandolo di interferenze e synth crudi per mantenere attivo un misurato livello di tensione. Nell’ultima Energheia, la traccia più progressiva del lotto, involuzioni e stacchi repentini cambiano continuamente inquadratura armonizzando uno strano contrasto tra narratività e astrattismo: tra basiche sovrapposizioni dispari di suoni allarmanti, slanci rumoristi e trame industriali in bassa frequenza à la Deathprod, sbucano inaspettate armonie chitarristiche a evocare un suggestivo mix di Glenn Branca e Larsen.

Un lavoro affascinante e capace di evocare collegamenti complessi tra spazialità, presenza e movimento, attraverso la manipolazione di variegate consistenze sonore.

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