Recensioni
XXL, ovvero l’acronimo di due diverse band che convergono nello stesso progetto. Gli Xiu Xiu di Jamie Stewart e i torinesi Larsen, di nuovo insieme per il terzo disco dopo Ciautistico! (2005) e ¿Spicchiology? (2007), il progetto live/studio torna a prendere forma con Düde. Che poi di forma non sarebbe neanche corretto parlare, vista l’imprevedibilità del magma sonoro in cui si muovono queste otto traccie, tutte mosse da dinamiche differenti, come fossero piccoli pianeti diversi tra loro che ruotano e si muovono all’interno dello stesso caotico sistema solare.
Seppure i primi due dischi si possano definire sperimentali (o avant, come preferite), Düde è un ulteriore passo avanti verso quella libertà espressiva priva di barriere che le due band perseguono – in modalità differenti – da un’intera carriera. Non c’è quindi da sorprendersi se la voce rassicurante di Stewart rompe gli indugi solo verso la metà dell’ultimo pezzo, Vaire, fatta di tastiere e percussioni quasi giocose che arrivano dopo 45 minuti difficili da afferrare. Un album ricchissimo di elementi ma sfuggente appunto, che passa dal post-rock etereo e in crescendo di Film Me In The Laundry #1 all’ambient dalle venature industrial di Krampus, con uno spoken word in Koreano (?), dall’uso di tastiere sintetiche tanto care agli Xiu Xiu di Disco Chrome e Apsorbtion ma anche gli sporadici innesti jazz, i suoni macchinosi di sottofondo, i drone, canto lirico, il noise, per poi precipitare sulle piattaforme kraut di Oi! Düde!, vero e proprio monolite di 18 minuti che racchiude all’interno i delicati meccanismi di tutto il disco.
Proprio il suo essere mutevole e disorientante, Düde può avere l’effetto di allontanare l’ascoltatore, come allo stesso tempo di spingerlo all’ascolto ripetuto alla ricerca di quelle sfumature, quelle piccole incavature, dove si annida lo spirito struggente di Stewart. Il suono è lì, disordinato ma limpido, l’introspezione dei musicisti praticamente impenetrabile dall’esterno.
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