Recensioni

Siamo dalle parti di NOI, LORO, GLI ALTRI di Marracash e di GVESVS di Gué (mettiamoci pure Exuvia di Caparezza): il nuovo disco di Fabri Fibra è il disco della post-maturità (senilità?) di un rapper ormai più che istituzionalizzato. Lui sguazza nel ruolo da trait d’union tra generazioni di rappusi – è l’anello che collega Neffa a (per dirne uno citato da lui stesso) Nitro, ma che può piacere anche agli adolescenti cresciuti con Sfera: nulla più da dimostrare e molto da riscuotere, Caos è un disco nettamente bipartito in una prima metà più radiofonica e una seconda più intima e riflessiva (e decisamente più interessante). In copertina c’è sempre lui, Fibra, stavolta di spalle e in lontananza (chiaro speculare del faccione in primo piano di Fenomeno), diavolo e acqua santa dell’hip hop nostrano e come sempre specchio fedelissimo di questa strana e stanca Italia, con tutte le sue contraddizioni.
Fibra è un genio e un idiota, un purista che l’hip hop – quello più vero e puro – ce l’ha dentro e che alla prima occasione l’ha sputtanato alla grandissima. È capace di passare da un incastro geniale a una rima da seconda elementare spesso nel corso della stessa strofa, di veicolare concetti complessi assecondando una scrittura brillante per poi un istante dopo ripiombare nella la sagra delle banalità. In questo nuovo disco ritroviamo tutto questo: tutti i suoi chiaroscuri, i lampi di genio e le (s)cadute trash, il solito qualunquismo un tanto al chilo ma con sprazzi di disarmante lucidità (il singolone Propaganda). Fibra se la prende con «’Sti giornalisti per la scena rap sono una piaga / Che si eccitano per la rima colta e ricercata», ma poi ci infila le citazioni giuste per far contenti i b-boys più fieri, da Odio Pieno del Colle der Fomento a Penna Capitale dei Club Dogo. Confeziona zarrate che potrebbero essere state prodotte da Deadmau5 (e invece è Dardust: quanto a tamarraggine siamo lì) con l’eurodance di Stella, e poi scrive tre strofe molto buone in un pezzo boom bap molto old school e senza ritornello come Outro.
La chiave di lettura è già tutta contenuta nell’Intro, un efficace slalom in tutta la sua discografia con sample di Gino Paoli: Caos è summa e compendio di tutto il percorso fibroghiano. Tutti possono trovare la loro slice of cake, sia che vogliano il singolo killer (GoodFellas con Rose Villain), la plasticata ketamosa a base di rock FM (Pronti al Peggio) o il vero capolavoro (l’elegantissima Noia: produzione quasi prog con un fantastico beat-switch, spleen a pacchi e un’ottima strofa di Marracash). D’altronde, la coerenza di Fibra è sempre stata l’incoerenza, la parola d’ordine “disordine”. Sta a chi ascolta cercare un senso a tutto questo caos.
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