Recensioni

“La parola in francese “Vie” (“vita”) è stata scelta per essere un gioco di parole, partendo dal fatto che questo è il mio quinto album. Volevo collegarlo al numero romano “cinque” che ho tatuato sulla clavicola. E il cinque nella numerologia rappresenta la curiosità, l’avventura e il cambiamento (…) Queste canzoni possono essere riferite sia a una relazione con sé stessi, sia a una con gli altri. Sono molto legata alla parola Vie, perché senza vita non ci sarebbe l’amore e senza l’amore non ci sarebbe l’avventura.” Doja Cat torna con un disco piacione e scorrevolissimo, ma al contempo intrigante, sfaccettato e indubbiamente trascinante.
Il quinto LP della rapper e cantante di Los Angeles, Vie, nei cui crediti di produzione troviamo nientemeno che il capo del pop contemporaneo Jack Antonoff, Blood Orange, Y2K, Sounwave e altri, torna a profumare di pop dopo la virata più propriamente rap e r&b del precedente Scarlet (2023), richiamando l’approccio del virale Planet Her (2021). Qui, un dance pop pregno di synth e groove anni ’80, tanto sintetici quanto ballabili (Jealous Type, AAAHH MEN!, Take Me Dancing) fa da padrone a un’operazione spudoratamente retromaniaca che segue a rotta di collo una tendenza in grande diffusione (vedi Dua Lipa, Sabrina Carpenter, Kylie Minogue, Sophie Ellis-Bextor, Jessie Ware, Goldfrapp, Lady Gaga, ma anche Tame Impala e The Weeknd), ma arricchendo il banchetto di altre tradizioni black, dal new jack swing lato Janet Jackson (Cards) al nuovo r&b più ambizioso di Blood Orange & co. (All Mine), passando per un pop rap zuccheroso ma serpeggiante, con flow tirati a lucido e qualche buona barra qua e là (Lipstain), fino a una conclusione, Come Back, in grado di esaltare tutti gli ingredienti più piacevoli dell’idioma Doja Cat e profumare l’ambiente di velata psichedelia e rinfrescante catarsi.
In un mix vincente tra cliché pre-digeriti, un timbro vocale tanto eclettico quanto sicuro di sé e produzioni che non scendono mai sotto la sufficienza – anzi, spesso la superano nettamente – Doja riesce a consolidarsi su due piste ben distinte: da un lato quella strettamente pop, tra Billboard, fan accanite e un alone di (convinto e convincente) girl power ormai istituzione del pop rosa contemporaneo; dall’altro una dimensione più sfaccettata, sostenuta da una tendenza a sperimentare musicalmente e tematicamente che non può essere trascurata né sottovalutata.
La condizione sospesa dell’artista – a metà tra l’ambizione che la spinge oltre il pop e l’inevitabile status di popstar – si traduce comunque in un album che, pur senza scossoni, convince e lascia un segno positivo.
Amazon
