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Frammenti di lei è l’ultima vittoria di casa Netflix con protagonista una formidabile Toni Collette in un ruolo che le calza a pennello ma all’interno di una storia che scivola presto nella banalità più totale. Eppure c’erano tutte le premesse per un racconto avvincente e in grado di deliziare lo spettatore con colpi di scena perfettamente calibrati.
Non che la storia raccontata sia lontanamente originale: mentre si trovano in un diner per festeggiare il suo compleanno, Andy e la madre Laura si ritrovano nel mezzo di una sparatoria, ma quando l’omicida si avvicina e ferisce la donna più anziana, questa in uno scatto di autodifesa uccide l’aggressore e diventa l’eroina locale. Questo inevitabilmente porta a galla una serie di attenzioni che mettono in pericolo la famiglia di Laura, quindi la stessa Andy, perché il passato della donna torna a farle visita quando sembrava che ormai non la stesse più rincorrendo.
Dicevamo, l’incipit ricorda molto da vicino quello di A History of Violence, capolavoro di David Cronenberg tratto dall’omonimo graphic novel di John Wagner e Vince Locke, in cui il proprietario di un altro diner, Tom Stall (Viggo Mortensen), uccideva a sangue freddo due rapinatori diventando l’eroe locale ma piazzandosi sotto riflettori scomodi (l’uomo era un violento killer della mafia che aveva cambiato vita e adottato un basso profilo). E in effetti la Laura di Toni Collette ricorda molto da vicino il Tom Stall di Mortensen, ma Frammenti di lei – dopo un paio di episodi promettenti – abbandona prestissimo la corsia dell’attenta indagine psicologica e del thriller per abbracciare la struttura canonica dei procedurali, rivelando il suo nucleo centrale in un dramma famigliare dall’andamento prevedibile e scontato e, peggio, dai contorni mai veramente interessanti.
Scopriamo che Laura, vero nome Jane Queller, era la figlia di una magnate dell’industria farmaceutica e severo patriarca di una delle famiglie più potenti d’America; il suo è chiaramente un personaggio simbolico, quello di una donna che non è mai stata veramente libera di compiere le proprie scelte (alla figura dittatoriale del padre subentra quella perversa del partner Nick Harp) e che non si realizzerà mai del tutto nemmeno sotto nuovo nome. Lo spettatore verrà accompagnato per mano attraverso vari flashback e blocchi narrativi ambientati nel passato di Laura, quando era ancora Jane, ma il profilo psicologico del personaggio non è mai veramente approfondito. Appare più che altro come una bozza da arricchire, ricca di sfumature solo suggerite sulla carta e mai veramente mostrate. Toni Collette è abile nel sopperire alle mancanze di scrittura (riguardatevi la sua performance in La fiera delle illlusioni), cosa che non può dirsi invece di Jessica Barden (la Alyssa di The End of the F***ing World), mai veramente in parte nel ruolo della sua versione più giovane.
Insomma, Frammenti di lei si incanala fin troppo sbrigativamente in quella sezione di prodotti di facile consumo sfornati dall’algoritmo Netflix per schizzare subito al primo posto nella Top 10 settimanale (come accaduto già per Inventing Anna) e di cui ci dimenticheremo altrettanto rapidamente senza alcun rimorso. Lo spettro di una seconda stagione, però, è dietro l’angolo.
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