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7.4

Stato Di Necessità è il quarto album di Carmen Consoli uscito nel 2000 via Cyclope / Polydor. Prodotto dal sodale Francesco Virlinzi, il disco è stato il maggior successo commerciale della cantautrice catanese (oltre 300.000 copie vendute), ma anche un punto di arrivo importante per la sua carriera artistica.

Dopo una gavetta live di cover rock blues a base di Tina Turner, Janis Joplin, Jimi Hendrix e B.B. King, due partecipazioni a Sanremo – nel 1996 con la canzone scritta assieme a Mario Venuti, Amore di Plastica, e nel 1997 con Confusa e Felice – e ben tre album in studio – Due Parole (1996), Confusa e Felice (1997) e Mediamente Isterica (1998) – Consoli è già un’affermata artista nel panorama italiano, amata tanto dai seguaci del nuovo cantautorato nostrano quanto dagli appassionati del rock indipendente. Ma è con Stato di Necessità che la cantautrice catanese riceve la definitiva consacrazione presso il grande pubblico, e questo grazie a un album capace di fare il punto sulla sue capacità autoriali come anche di proiettarla nel futuro.

Se da un lato il disco contiene riusciti brani rock – le centrate allusioni elettroniche di Bambina Impertinente, il tiro brit della title track, il power pop de Il sultano (della Kianca) – dall’altro si apre a momenti più delicati e ben esaltati degli archi dell’Orchestra di Roma, diretta dal maestro Paolo Buonvino. In questo senso, risaltano splendidamente il piglio emozionale cosparso di preziosità lounge di Parole Di Burro e le note malinconiche e vespertine di L’ultimo Bacio. Quest’ultimo brano è inoltre entrato nell’immaginario filmico italiano per aver fatto da colonna sonora all’omonimo film di Gabriele Muccino – con Stefano Accorsi e Giovanna Mezzogiorno – uscito l’anno seguente (e aggiudicatosi il Nastro d’argento come miglior canzone originale).

Un disco che gioca quindi su un equilibro ben meditato e capace di affiancare momenti dirompenti e altri più tenui, scivolando dalle ricercate teorie acustiche di Equilibrio Precario al rock pop di Amado Senor, passando per le chitarre liquide di Orfeo e le cristalline suggestioni lunari per piano e voce della conclusiva Non Volermi Male, e fino malinconici versi sporcati di Blonde Redhead di L’Epilogo o alla poesia d’archi di Novembre ’99.

Chicca del lavoro è inoltre l’autobiografica In Bianco E Nero, brano con il quale Consoli ha partecipato per la terza volta alla kermesse rivierasca, il racconto del rapporto amorevole ma conflittuale tra madre (la sua) e figlia (lei stessa). Una canzone luminosamente pop, fresca e ben colorata da una scrittura che non lascia nulla al caso, mostrando invece ancora una volta di sapere contrastare con morbida malinconia anche i momenti più solari. Una serie di classici meritatamente entrati nella storia della musica italiana.

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