Recensioni

7.4

L’amarcord dell’anno scorso con la ripubblicazione in formato deluxe del fondamentale Mediamente Isterica non ha riportato Carmen Consoli al rock. Ed Elettra continua invece su quella strada folk che dal precedente Eva contro Eva ha sciolto il nodo lento-acustico/veloce-elettrico in favore della prima ipotesi, levando la siciliana da un’impasse che nel fin troppo manieristico L’eccezione rischiava di soffocarla. Così il songwriting di Carmen Consoli continua in quell’elogio della complessità che è la cifra costante della sua ultima produzione: un repertorio in cui le canzoni arrivano lente ma durano, e scelgono l’intensità non istantanea di bozzetti dalla forza poetica sottocutanea, che a frasi musicali elaborate, cangianti, eppure sobrie fa corrispondere la ricercatezza quasi filologica dei testi – basti pensare ai tanti rimandi tra mito, figure femminili e simbologie assortite riqualificate in chiave moderna che riguardano le dieci canzoni di questo disco e il titolo in primis.


La livrea folk-mediterranea del predecessore Eva contro Eva si sposta ora verso il nordeuropa. Più NMA che world, insomma, più Kings of Convenience che il De André di Anime Salve. Ma di quest’ultimo rimane l’attenzione verso le vittime e le loro storie, alternate alle riflessioni personali di una donna matura dinanzi a ciò che accade. 


Ecco dunque il saluto al padre scomparso di Mandaci una cartolina, memoriale dolceamaro di un tempo all’insegna del buon senso e del pudore che pare ormai finito («Viva l’Italia, il calcio, il testosterone / gli inciuci e le buttane in preda all’ormone») e i versi raggelanti della storia d’abuso di Mio zio, un brano che qualche anno fa avrebbe sfuriato elettrico e che invece oggi si trattiene ugualmente incisivo su un bouzouki trotterellante come un banjo. 


Ecco ancora l’eleganza alla Domenico Modugno, direttamente citato nel testo, di Col nome giusto (archi in volteggio suadente e ritornello accorato per una vicenda d’amore che accumula separazione, dolore ma anche piacere) e lo splendido omaggio a Rosa Balistreri di ‘A finestra, cantato in un dialetto grasso ed espressivo che acuisce veracità e ironia nella denuncia del perbenismo incafonito di un paese qualsiasi, ovvero l’Italia tutta, osservato e raccontato affacciandosi da una finestra come nella tradizione dei cantastorie.


Immagine, quest’ultima, perfetta per descrivere Carmen Consoli e il suo percorso, ormai capace di usare trasversalmente le radici di tutto il mondo per raccontarne le storture e la vita.

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