Recensioni

Se nel precedente Come i Carnevali e nel live A Famous Local Singer sembrava aver ritrovato il gusto dell’ironia che lo caratterizzava nei primi tempi dell’Ottavo Padiglione, nel nuovo album Rondelli torna sui toni piuttosto malinconici, quando non drammatici, che come abbiamo già avuto modo di dire caratterizzano gran parte della sua produzione. I temi principali del disco, infatti, sono consueti come la solitudine in varie forme (quella di vari tipi di marginali, come L’angelo o Lo storto, tra i quali l’autore stesso, nonché quella che il musicista vede affliggere tutti nell’iniziale Soli) e le disillusioni dell’amore (Dolce imbroglio, Ammalarsi, la cover in italiano di Remember When I Loved Her degli Zombies), con una sintesi dei due ne L’Andrea rampante.
A livello musicale i risultati sono generalmente buoni, sia a livello di composizione che di arrangiamento e produzione (performance molto ispirate sia dei consueti musicisti che lo accompagnano, che di Andrea Appino degli Zen Circus alla consolle): Soli è felicemente leggera e riflessiva allo stesso tempo, Prima che tinteggia di reggae un mid tempo da certi ’70 italiani, Lo storto è inquietante come la storia che racconta e L’Andrea rampante conferma il talento del nostro nello scrivere “classico”. Quello che lascia perplessi, però, sono alcuni eccessi di drammaticità o di retorica già visti qua e là nei dischi scorsi e che qui non trovano alleggerimenti ironici, impressione accentuata da una cover del classico By This River di Brian Eno minata da una traduzione non proprio fluida e da un arrangiamento un po’ carico rispetto al miracolo di delicatezza che era l’originale. Un disco che è un piacere per le orecchie, ma che paga nei testi lo sbilanciamento verso uno dei due poli che costituiscono il migliore Rondelli.
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