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7.2

Un palco in penombra, un pubblico limitato, due musicisti e in mezzo Bobo Rondelli alle prese con una scaletta dedicata all’amato concittadino Piero Ciampi: non si tratta però della serata dello scorso novembre durante la quale è stato registrato questo disco, uscito già a dicembre in edicola col quotidiano Il Tirreno col titolo Ciampi ve lo faccio vedere io (e con quattro canzoni in meno), bensì di un filmato girato nel 1991 presso il centro sociale livornese Godzilla dal videomaker Luca Falorni per la Ant Perk Produzioni e visibile in parte nel documentario Questa storia non mi piace, nel quale si racconta la storia di quello che fu un fondamentale luogo di aggregazione dell’epoca e in cui Bobo, come tanti livornesi poi celebri, si è formato (fase, peraltro, del tutto trascurata nel film di Paolo Virzì dedicato al cantante). Un tributo dovuto e iniziato da tempo, dunque: perché se è vero che l’associazione tra Rondelli e Ciampi può sembrare facile e inflazionata (nel suo stile ci sono anche Jannacci, la limpidezza di Tenco e una buona dose di rock classico), è anche vero che le affinità non mancano (compresa una vita non proprio regolata).

Bobo infatti è perfettamente a suo agio nel cantare di circostanze che ha in qualche modo passato anche lui, come dimostra il fatto che la maggiore intensità del disco sia raggiunta nelle esecuzioni di cronache di vita maudit come Tu no, Il vino e Il natale è il 24, negli amori tormentati di Ma che buffa che sei, nella lucida e spietata fotografia di un divorzio di In un palazzo di giustiziatu sei pazza: vuoi spiegare / una vita con due frasi») e nelle conseguenze di Sporca estate. La sintonia profonda fa funzionare anche l’utopia ridotta e lievemente surreale di 40 soldati 40 sorelle, mentre per altri brani (Ha tutte le carte in regola, Sul porto di Livorno) c’è qualche dettaglio che non torna – forse, semplicemente, la performance della serata.

Nel vecchio filmato i due musicisti erano il bassista e il violinista del nucleo storico dell’Ottavo Padiglione (Alessandro Minuti e Steve Lunardi), mentre qui Bobo si affida, oltre che a una sua occasionale chitarra, al piano di Fabio Marchiori (con lui da tempo) e alla tromba di Filippo Ceccarelli, che a momenti danno una venatura Chet Baker (un altro che di sregolatezza e sensibilità acuta qualcosa sapeva) a un repertorio che, seppur centrato principalmente sul periodo “romano” (quello più importante e celebre, con Marchetti), pesca anche Lungo treno del sud e altre due canzoni dal primo Ciampi “Litaliano”, alle quali questo arrangiamento calza particolarmente bene. Il tono sommesso fa sì che dalla scaletta manchino Andare camminare lavorareTe lo faccio vedere chi sono io (benché da questa provenga il titolo dello spettacolo), ma è comprensibile: troppo movimentati gli originali per renderli adeguatamente con questo organico.

Il secondo CD, invece, è un’antologia delle canzoni originali di Piero Ciampi, ma la scelta non segue quella di Bobo, benché i titoli in comune siano per forza di cose parecchi. La prima fase di Ciampi è totalmente assente, e della seconda manca un classico, peraltro eseguito da Rondelli, come Sul porto di Livorno; inoltre alcuni “inediti” erano già comparsi su dischi postumi.

Per concludere: l’operazione è interessante nel modo in cui mette a confronto le reinterpretazioni con gli originali, ma la raccolta di questi ultimi, pur essendo sicuramente utile per il confronto o per rimettere questo pezzo di storia della canzone italiana a disposizione di chi non ce l’ha o non lo conosce, per come è realizzata, si tratta un po’ di un’occasione persa.

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