Recensioni

L’Electro è un genere cresciuto nell’ambito della scena Hip Hop: Planet Rock di Afrika Bambaataa & The Soulsonic Force con la produzione mirabile di Arthur Baker e John Robie, è un pezzo rap che per la prima volta aumenta i BPM e immerge i beat nell’elettronica analogica della Roland TR-808. Dall’anno della sua realizzazione, 1982, la produzione di musica Electro è stata impressionante, e con l’andare degli anni la parte rap è andata gradualmente scomparendo. L’idea di focalizzare l’attenzione sul groove elettronico divenne normale in un periodo storico in cui la strumentazione elettronica era alla portata di tutti.
La possibilità di far incontrare in un mondo sonoro virtuale le visioni futuriste dei Kraftwerk e il Rhythm of the One del funk era finalmente realtà, e furono molti i producer che iniziarono a percorrere questa nuova strada compositiva in tutti gli USA. A Los Angeles Egyptian Lover, a Miami MC ADE, a Boston i Jonzun Crew, a New York i Newcleus e a Detroit i Cybotron furono gli artisti più famosi che cercarono di andare oltre l’impronta rap di Planet Rock per delineare un nuovo approccio al genere. La situazione restò molto propositiva fino alla metà degli anni ’80, per poi scemare di interesse nel grande pubblico che cominciò ad essere attratto dalle novità house e techno dalla seconda metà del decennio. Fortunatamente alcuni produttori rimasero fedeli alle idee originarie e iniziarono a rimettere assieme i pezzi di quella determinante fase musicale.
I più importanti furono gli Aux88, ovvero Keith Tucker e Tommy Hamilton. Originario di Detroit, Tucker aveva solide radici nel sound più electro della Motor City (su tutti i Cybotron), e successivamente Juan Atkins tramite il suo pseudonimo più famoso: Model 500. Per la label di Atkins, la Metroplex, Tucker fece uscire nel 1990 un 12” con due bellissimi brani, Television e Frequency. I brani vennero realizzati con Jesse Anderson sotto lo pesudonimo Frequency. Quando Anderson ebbe problemi con la giustizia Tucker restò da solo e decise di ricontattare Tommy Hamilton e Anthony Horton aka Blak Tony con cui, nella metà degli anni ‘80, aveva formato un gruppo electro chiamato RX-7. Assieme a loro, con lo pseudonimo Sight Beyond Sight, fece uscire alcuni brani house su 430th West, la label dei fratelli Burden, ovvero Octave One. Proprio grazie a questa collaborazione, nacque l’idea di tornare su quel sound Electro più legato ai Kraftwerk, ai Cybotron e a Model 500 con un progetto nuovo che venne chiamato appunto Aux88. L’esordio fu incredibile. L’album, intitolato Bass magnetic uscì nel 1993 su 430th West ed è un concentrato di funk elettronico e melodie siderali con una spruzzata di Miami Bass. Una sorta di ideale collaborazione fra Dynamix II e Juan Atkins con Karl Bartos alle tastiere che rimise al centro l’Electro nella scena dei club e dei rave di quegli anni. Il successo fu tale che i fratelli Burden si convinsero ad aprire una sublabel della 430th West, la Direct Beat, per far uscire tutte le nuove produzioni Electro di quel gruppo di produttori a cui si unirono in seguito Will Web, William BJ Smith aka Posatronix, Mike Banks aka Electric Soul, Mark Taylor aka Cronik Tronic e Lamont Norwood aka Dj Dijital.
Coniarono il termine Techno Bass per differenziarsi dalla scena Electro originaria e per far capire chiaramente che le idee compositive trasversali della Techno si potevano sposare con un amore sconfinato per il basso tipico della scena Miami Bass. Gli Aux88 e la Direct Beat guidarono il ritorno dell’Electro negli anni ‘90 e ne rivelarono il suo lato più sperimentale. Se oggi abbiamo un’idea diversa di questo genere rispetto alle sue prime uscite fortemente contaminate dall’Hip Hop, lo dobbiamo a loro e soprattutto a questo album seminale che entra di diritto nella storia della musica elettronica contemporanea.
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