Recensioni

TOP
9

No Ufo’s di Model 500 è stato il brano che ha dato storicamente inizio a tutto il movimento Techno, Big fun di Inner City quello che ha sdoganato la Techno nelle classifiche di tutto il mondo, ma il brano che ha messo la Techno di Detroit sulla mappa dei nuovi generi musicali del XX secolo è stato sicuramente Strings of life di Rhythim is Rhythim ovvero Derrick May. Per la prima volta dall’esplosione dell’house in Europa un brano chiariva in modo incontrovertibile che c’era qualcosa di nuovo da tenere d’occhio dall’altra parte dell’oceano.

Strings of life uscì nel 1987, quando Chicago e poi New York avevano già elaborato l’house in modo quasi automatico: cassa in quattro, hi hat in levare, snare ribattuti, giri di basso torbidi e cantati sensuali. In quegli anni l’house era la rappresentazione migliore di estasi dance sul pianeta. Non c’era nulla di più alto e completo. Gli anni della decodifica commerciale solo happy erano lontani e tutto si era evoluto perfettamente per dare spazio al sano edonismo e piacere che ogni persona deve poter provare quando va a ballare. Strings of life rompe questo schema. Partendo da un giro di piano vagamente house, inserisce elementi nuovi che lo rendono un brano tuttora unico. La prima idea geniale è quella di partire con questo pianoforte in assolvenza, senza l’urgenza di arrivare subito al dunque, come a fermare il tempo. Non era scontato che in quel periodo, gonfio di groove e pura frenesia vitale, una cosa simile potesse funzionare, e invece fu il primo segno tangibile di una necessità sottesa di quegli anni ovvero fermarsi e ragionare su quello che stava succedendo.

Vivere l’estasi in maniera completa e affacciarsi allo stesso tempo sul futuro presente che si stava vivendo fra mille novità e visioni. L’umanità del giro di piano si contrapponeva a degli stacchi irregolari di archi dal suono binario, industriale, quasi robotico, che ci facevano capire immediatamente la doppia natura del progetto Techno, ovvero umano e non umano, razionale ed irrazionale. Questo clash emotivo e cognitivo veniva impastato e plasmato dalla ritmica inusuale creata da May, piena di poliritmi caraibici, quelli che molti chiamarono “frantic beats”, che rendevano perfettamente l’urgenza di comunicare, ma facendolo non in modo usuale. Ed era questo il vero messaggio di questo brano e di tutta la techno di Detroit: essere qui, ma anche altrove, guardare avanti, senza schemi e senza limiti. Un messaggio futurista, ma allo stesso tempo molto diretto e riconoscibile che fece finalmente capire a tutti che Detroit aveva una sua specifica identità artistica.

Derrick May

Il brano uscì sulla label di Derrick May, la Transmat, per poi essere licenziato su label europee fra cui la tedesca ZYX e soprattutto l’inglese Kool Kat del fidato Neil Rushton, colui che qualche anno prima aveva messo assieme con l’aiuto di May la famosa compilation su Virgin che aveva fatto conoscere Detroit in Europa e dato il via all’esplosione del genere. C’è da notare che nelle prime edizioni la firma del brano era di Derrick May e Michael James che aveva eseguito l’iconico giro di piano, mentre in alcune versioni successive il nome di James non viene sempre inserito. Questo fa parte di una lunga discussione sul copyright del brano fra May e James, con quest’ultimo che lo accusa da anni di non averlo pagato a sufficienza per il contributo dato.

In realtà il giro di piano faceva parte di una composizione più ampia chiamata Lightning Strikes Twice che James aveva registrato presso lo studio di May e che poi May aveva rielaborato prendendone appunto solo una parte. Al di là di questa comunque doverosa notazione storico legale, Strings of life appartiene a quei pochi brani Techno immortali come Jaguar o Big Fun, che sono andati oltre il limite delle specifico genere musicale ed hanno segnato un passaggio fondamentale nella storia della musica da ballare. Il brano resta tutt’oggi un esempio tangibile della possibilità del cambiamento che la Techno, dalla metà degli anni ’80 in poi, ha voluto comunicare a tutte le persone che avevano cuore ed orecchie pronte per farlo. Ancora oggi, quando la si suona quel messaggio risuona inalterato, come il messaggio lanciato nello spazio sulla Voyager. In una sola parola: immortale.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette