Recensioni
Anacleto Vitolo, Hiseka, Gigi Masin, Fabio Orsi
A Sad Song For A.
-
Stefano Pifferi
- 5 Febbraio 2026

Doveva accadere prima o poi ed è accaduto col numero 100 del catalogo 13/Silentes: intendiamo un lavoro, nello specifico quattro diversi lavori, su uno dei sentimenti più laceranti e, insieme alla depressione, vero male del terzo millennio. Forse altri avranno pensato di allungare lo sguardo sull’ansia ma, a memoria di chi scrive, non ne sovviene alcuno, quindi lasciamo giustamente il primato dell’intuizione, anche per il valore intrinseco delle musiche qui collezionate, al boss Stefano Gentile e a Giulia Del Vecchio, qui presenti sotto la sigla Hiseka. Insieme agli altri protagonisti Anacleto Vitolo, Gigi Masin e Fabio Orsi, hanno dissezionato, diviso, indagato e quindi ricompattato una serie di riflessioni sull’ansia secondo quattro fasi distinte come panico (affidato a Vitolo), ansia (Hiseka), luce (Masin) e sogno (Orsi), cui corrispondono quattro approcci sonori differenti, in grado di rendere idealmente le condizioni a cui rimandano.
Il pianismo malinconico con cui Anacleto Vitolo inaugura il suo Falling Into A Vortex Of Sick Stars (For Panic) nell’iniziale Caduta è continuamente sovrastato o carsicamente segnato da inquietudini rumoriste (Contorsione), interferenze, flutti di rumore bianco (Fuori dal tempo) che minano l’equilibrio sonoro esattamente come il “panico” comporta una sorta di perdita di controllo, in cui ogni momento di apparente tranquillità (Ricaduta) non è che il preambolo per uno smarrimento ancor più devastante (il noise quasi materico di Panico e Collasso).
L’ansia in senso stretto è appannaggio dei padroni di casa, nel cui Drowning In A Sea Of Dust (For Anxiety) a emergere è una sorta di tranquillità sottocutanea che è invece ansiogena, inabilitante, bloccante e strisciante, come i droni ambient che segnano il lavoro nella chiosa dell’iniziale H o come il noise granulare di S. La sensazione è proprio quella di affogare in un mare di sabbia – personalmente uno dei miei peggiori incubi ricorrenti – dopo essere transitati per respiri spezzati e affannosi, tachicardie, frantumazione della realtà e, infine, collasso.
Con Gigi Masin e Fabio Orsi – rispettivamente con Imploding In A Blinding Darkness (For Light) e Listening To The Sound Of Sunflowers (For Dream) – siamo nelle fasi successive, in cui la luce, mai totalmente rassicurante, e la dimensione onirica, ambigua per natura, trovano nelle musiche dei due una rappresentazione perfetta e finita. Che si tratti del minimalismo romantico e pensoso del veneziano (Lumen 5), costruito di volta in volta su basi ambient (Lumen 6 e Lumen 9) o per stratificazione di suoni (Lumen 4), o della dimensione ipnagogica di Fabio Orsi, che tra droni in crescendo, ipotesi di evanescenze post-rock (Act 4) e stasi d’ambiente (Act 3, Act 5), aperture solari e cupi rallentamenti spettrali, brandelli di melodie sfocate e situazioni liminali assolve appieno al suo ruolo di conclusione del viaggio verso la luce/vita (The Last Dream Before Life).
Insomma, A Sad Song For A. è una mappatura sonora di uno stato umano mai come in questi anni così diffuso, offerta in modalità multiprospettica e impreziosita dall’apparato visivo (le foto di Stefano Gentile) e lirico (le poesie di Giulia Del Vecchio), che rende questo progetto non solo bello da vedere, da ascoltare, da leggere, ma anche – a suo modo – terapeutico, come può esserlo la condivisione e la materializzazione di una condizione che viviamo ma che non comprendiamo mai fino in fondo.
Amazon
