Recensioni

Non c’è niente da fare. Ogni volta che sbarco in Puglia, ho immediatamente la sensazione di passare da uno stato di benessere (la partenza è dalla Sicilia) a un altro molto affine ma anche profondamente diverso. Sensazione esaltata, se possibile, in modo finanche maggiore dall’arrivo a Bari. Non è solo il senso di rilassatezza che certi luoghi hanno nel proprio DNA, è un modo originale di concepire il trascorrere delle giornate: dalla routine lavorativa ci si distrae magari facendo una lunga passeggiata sul lungomare, scendendo in spiaggia per un tuffo in mare (stagione permettendo), girovagando tra i vicoli della città antica – senza dimenticare certo le innumerevoli meraviglie culinarie che il luogo offre e ostenta con orgoglio.
Se poi a tutto questo coincide anche la possibilità di gustarsi l’inizio di un festival che fa della diversità e dell’intreccio di suggestioni la propria bandiera, ecco che non si può parlare solamente di “esperienza”, quanto di un vero e proprio viaggio in cui l’internazionalità abbraccia la tradizione, l’orgoglio locale si apre alla multiculturalità e alle sue piacevoli infiltrazioni in un discorso che prosegue questo mutamento costante da secoli (basti pensare al calendario del Locus di quest’anno, da Caparezza a Cosmo, da Joan As Police Woman a Kings of Convenience e Sons of Kemet). Un mio vecchio coinquilino, proveniente dalla provincia barese, mi diceva giustamente che “Bari è un capolavoro”, ma non lo faceva tradendo un certo orgoglio patriottico, era più una constatazione rilassata e per nulla arrogante. E non si fa fatica a capirne il motivo.
In questo scenario ideale, Locus Festival decide di dare inizio alla kermesse 2022 con gli Alt-J. Un nome, quella della band che sicuramente non rimanderà direttamente alla spensieratezza estiva, sposandosi perfettamente, invece, con quel senso di transizione che separa la fine di una stagione (la primavera, ma anche se vogliamo pensarla in senso figurato le restrizioni e gli obblighi sanitari da pandemia ormai alle spalle) e l’inizio di un’altra (come detto, l’estate e il ritorno a una normalità nuova, più consapevole).
Ancora prima della band capitanata da Joe Newman, è il momento degli Inude, terzetto local capace di immagazzinare un sound a metà strada tra Bon Iver e Verdena, connubio tanto improbabile quanto sorprendete. Sicuramente da tenere d’occhio per le uscite future (intanto, consigliamo il loro EP d’esordio, Primavera). Capacità di stare su un palco importante e professionalità nell’esecuzione che sfiora il maniacale. Approved. Archiviato da qualche minuto il tramonto sul porto di Bari (altezza Faro Borbonico), entrano in scena gli headliner della serata. Il mood è quello giusto, rilassato con picchi di irrequietezza; vino, birra e cibo sono disponibili a volontà (con un’organizzazione praticamente priva di difetti) per gustarsi al meglio lo show.
La gran parte della scaletta è riservata, prevedibilmente, all’ultima uscita del gruppo, The Dream, accolto con un certo entusiasmo dal pubblico e anche da queste parti (la recensione più che positiva è di Nino Ciglio), mentre nella parte centrale si è scavato nel passato glorioso che ha reso gli Alt-J ciò che sono ora; l’ultima fase, sublimata in un encore assassino, è dedicata ai grandi successi come Left Hand Free, la più recente Hard Drive Gold e l’ormai evergreen Breezeblocks. Il tutto mentre una scenografia fatta di suggestioni grafiche è sorretta più che mai dal panorama naturale del porto di Bari (con tanto di crociere che spuntano all’orizzonte per dare il loro saluto alla folla).
Al termine rimane una sensazione di benessere e ritrovata serenità, con le parole del sindaco Antonio Decaro che pensa decisamente in grande per il futuro della città: «Quella del porto – afferma – è una location che pensiamo di utilizzare, magari dall’anno prossimo, per un festival internazionale come quelli di Barcellona e Copenaghen. […] In questi giorni – rimarca il sindaco – sono davvero tanti appuntamenti con la Festa del Mare tra il Bari Piano Festival, Bari in Jazz, il Festival Nino Rota. Credo che questa città, oramai, abbia una dimensione tale da poter ambire di organizzare un festival internazionale. Se avremo riscontri positivi potremo farlo proprio al porto».
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