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7.3

Quando l’arte è performance, l’individualità deve fluire libera, incontrastata. Forse anche per questo Alison, la metà femminile dei Goldfrapp (l’altra è Will Gregory), sei anni dopo l’ultimo lavoro con il duo, si è trovata di fronte all’opportunità di un debutto solista (a 56 anni) e non se l’è fatta scappare. Il terreno, d’altronde, non poteva essere più fertile per un’artista che delle sonorità synth(etiche) e delle performance arty(stiche) è stata assoluta protagonista negli anni ’00.

In un filo rosso che lega electroclash (Fischerspooner, Miss Kittin, Shiny Toy Gunsil) a revival disco (Minogue e Ellis-Bextor) come synth pop (M83) come house (Renaissance di Beyoncé) Alison Goldfrapp si ritrova in un terreno amico replicando a quanto di recente (e di buono) è stato fatto da queste parti da Róisín Murphy, negli ottimi lavori accanto a DJ Parrot AKA Crooked Man.

Il disco – dal titolo luccicante The Love Invention – è figlio di quella “nebbia confusa” che è stata la prima ondata pandemica che ha fatto naufragare il tour celebrativo per i vent’anni di Felt Mountain rivoluzionando il mindset dell’artista. Non un radicale cambiamento rispetto a quanto fatto finora piuttosto un focus su alcune delle componenti essenziali. Fra tutte, l’amore dichiarato per il dancefloor che viene snocciolato in undici brani scritti e prodotti con l’ausilio delle penne quali Richard X e James Greenwood.

The Love Invention respira di pavimenti acidi, euforie sintetiche, lustrini e celebrazioni danzerecce. Dalla club house di Never Stop alla sincopata e sensuale Subterfuge, il debutto solista di Goldfrapp ha l’intento dichiarato di combinare elettronica da club e ritornelli orecchiabili. E la formula funziona. La nuova versione di Fever (il brano uscito a inizio anno insieme a Paul Woolford) è lucida e ondulata, con un tocco sofisticato che la distacca dalla versione piano-house dell’originale. Altrove (In Electric Blue) Goldfrapp risciacqua i panni in un dreampop in odore M83, fondato su linee di basso prorompenti e sintetizzatori scintillanti con un sapore di festa adolescenziale.

La sperimentazione non manca. L’ipnotica (in zona Kyle Minogue) Love Invention è un’esplorazione spirituale e sussurrata della wellness culture, con gli aspetti più reconditi dell’anima di Goldfrapp avvolti in un alone di beat disco. Gatto Gelato flirta con l’italo disco connettendo un ritmo glam appiccicoso a un respiro french touch dalle parti di Roulé / Daft Punk. I singoli So Hard So Hot e Digging Deeper, giocano fra evocazioni notturne, sospensioni pop e drop da manuale. La seconda, in particolare (che in promozione abbiamo ascoltato in una versione collaborativa con il duo techno tedesco Claptone), si fa notare per un soundscape umorale che ci restituisce tutta la libertà artistica e spirituale di questo disco.

Certo, Goldfrapp non lesina neppure dal lato dei cliché. Soprattutto per ciò che riguarda i testi e il loro posizionamento nei brani. L’apparato auto-motivazionale potrebbe suonare un po’ retorico, vedi “Never stop love, never stop loving” di Never Stop oppure “Only love can make you feel alive”, ripetuta all’infinito in The Beat Devine.

Ma del resto questa è disco baby, e le hit qui non mancano. Goldfrapp torna a rappresentare, o meglio, si riconferma punto di riferimento per il pop elettronico.

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