Il porno, la biologia, l’italo-disco: intervista ad Alison Goldfrapp
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Fernando Rennis
- 2 Maggio 2023
“Sono molto soddisfatta di quello che ho fatto”: da una poltrona col design anni Sessanta una sorridente Alison Goldfrapp mi chiede cosa mi è piaciuto in particolare del suo album. Le rispondo che, oltre a scorrere via leggero, mi sembra piuttosto ispirato e lei prosegue: “Era una cosa che volevo fare da tempo, ma ero terrorizzata dall’idea”. Infatti, la producer e cantante inglese, aveva pensato inizialmente a un Ep, una via di mezzo che non avrebbe messo troppa pressione, ma poi “si è evoluto naturalmente in un album”.
Dopo sette dischi come metà dello storico duo di musica elettronica Goldfrapp, la paura di Alison è giustificata dal fatto che The Love Invention segna il suo debutto solista. Le cose sono andate a rilento perché cominciate in quella “nebbia confusa” che è stata la prima ondata pandemica. Poi, grazie alle persone coinvolte nel progetto e alla crescente fiducia in sé stessa, Goldfrapp si è lasciata andare e il tutto ha subìto un’accelerazione. Anche per questo motivo, l’artista britannica non vede l’ora che l’album esca.
The Love Invention è divertente, ammiccante, riflessivo. Le sue radici sono ben salde nell’house e, fedele a questa tradizione, i suoi incisi sono ipnotici, la sua eleganza affonda nel minimalismo. Quest’ultimo è dovuto allo studio “essenziale” che Goldfrapp ha messo su in casa dove, per la prima volta in vita sua, si è ritrovata a comporre senza qualcuno attorno. “Che ci piaccia o no, dobbiamo sempre affrontare le novità. All’inizio può essere disorientante, ma, almeno per me, è stato positivo: mi ha aiutato a pensare in modo diverso, in maniera più indipendente”, afferma Alison, convinta che l’esperienza l’abbia spinta a esplorare cose nuove o su cui non aveva mai avuto il tempo di soffermarsi in passato.
“Everything has changed” canta Alison all’inizio di Digging Deeper Now, aggiungendo che questo cambiamento è avvenuto nella sua testa, nel suo cuore e nel suo viso. Goldfrapp confessa che si tratta di uno dei brani più introspettivi, a suo modo: “Non parlo di qualcosa in particolare, ma nella mia vita ci sono stati grossi cambiamenti e credo che, se intendiamo la nostra vita come un viaggio, andiamo più volte incontro a grandi cambiamenti”. A ogni modo, intitolare il disco “L’invenzione dell’amore” dà l’impressione di una persona che ha un rapporto ambivalente con questo sentimento; da un lato ci crede, dall’altro lo considera artificioso, magari sopravvalutato. Lo si percepisce dalla presenza massiccia di uno humor tipicamente inglese, ma, quando espongo la mia impressione all’artista, un’espressione interrogativa le si dipinge in volto: “Non uso lo humor per mettere una distanza tra me e il sentimento, ma fa parte della mia natura e, in tutta sincerità, non saprei come decifrarlo”.
Andando più in profondità, emerge il lato più introspettivo di Alison, che spiegato come per lei questo album sia principalmente sincero e, questo aspetto, scaturisce dal tentativo di “giocare tra le due facce” della sua personalità, una più leggera e un’altra più profonda. The Love Invention pende ogni tanto da una parte, qualche volta dall’altra: Fever è un brano veramente ispirato e intenso, “uno dei più seri dell’album” – lo si capisce sin dal verso iniziale “Here in my blood and you know it’s enough”. Mentre Gatto Gelato sta al suo opposto, sexy e spensierato.

Per una persona che mastica l’italiano, basterebbe già il titolo ad attirare l’attenzione, ma, in realtà, la canzone si è rivelata essere una delle chiavi dell’intero disco. Racconta Goldfrapp: “È stata un’idea di Richard X, Gatto Gelato era un titolo provvisorio che faceva riferimento all’espressione usata dai dj di italo disco per chiamare le white label. Questo genere, insieme all‘eurodisco, è nel mio Dna ed è anche per questo che è finito nella tracklist definitiva”. Come si accennava in precedenza, il brano fa leva sulla parte più erotica di Goldfrapp, liberatasi grazie ai tanti video di voguing e catwalking che la cantante guardava in quel periodo. Ma nel brano si fa riferimento anche ai “neuroni specchio” ed ecco farsi largo un’altra passione di Alison, più nascosta ma ugualmente affascinante: “Mi piace molto la biologia, adoro leggere i saggi scientifici sulla materia e capire come tutto questo è presente nella nostra vita di tutti i giorni. Il caso dei neuroni specchio è eclatante, perché impariamo tanto dall’osservazione e, spesso, non ne siamo consapevoli. Per esempio, anche guardando il porno”.
Tornando al sound di The Love Invention, più che nostalgico, verrebbe da definirlo retrofuturistico e, tra le varie suggestioni sonore, qui e lì sembra di assaporare l’atmosfera dell’Haçienda, il club di Manchester che ha fatto esplodere il fenomeno acid house nel Regno Unito. Dice in proposito Goldfrapp: “Riascoltando il disco anche io ho avuto questa impressione, soprattutto nel basso di So Hard So Hot, credo mi abbia riportato un po’ all’euforia di quel periodo e, allo stesso tempo, non so come, abbia fatto riemergere il mio amore viscerale per le armonie della musica brasiliana”. Nel frattempo, Goldfrapp si prepara al concerto evento di luglio alla Somerset House, ma: “Non vedo l’ora di tornare in Italia, in fondo, questo disco è anche un po’ italiano!”.
