Ozzy Osbourne
Ozzy Osbourne, foto di Ross Halfin (2025)

Ozzy Osbourne è morto a 76 anni, due settimane dopo l’ultimo saluto alla musica e ai Black Sabbath

Il Principe delle Tenebre si è spento nella mattinata del 22 luglio, circondato dalla famiglia. Pochi giorni fa l’addio sul palco di Birmingham con il concerto-evento Back to the Beginning.

Ozzy Osbourne è morto all’età di 76 anni nella mattinata di martedì 22 luglio. «È con più dolore di quanto le parole possano esprimere che dobbiamo comunicarvi che il nostro amato Ozzy è scomparso questa mattina» – si legge nella nota diffusa dalla famiglia – «Era con noi, circondato d’amore. Vi chiediamo rispetto e privacy in questo momento».

La causa del decesso non è stata resa nota, ma le condizioni di salute di Osbourne erano fragili da tempo: prima una polmonite, poi una caduta che aveva richiesto diversi interventi chirurgici, infine la diagnosi di Parkinson resa pubblica nel 2020. La sua parabola finale, però, si è chiusa esattamente dove era iniziata, nella Birmingham che lo aveva visto nascere come John Michael Osbourne il 3 dicembre 1948. Proprio qui, due settimane fa, l’artista aveva calcato per l’ultima volta un palco – da solo e insieme ai Black Sabbath – in occasione del colossale evento Back to the Beginning, celebrando mezzo secolo di heavy metal e raccogliendo oltre 190 milioni di dollari per la ricerca sul Parkinson.

Black Sabbath

Aston, sobborgo operaio di Birmingham, è il punto di partenza di una delle storie più seminali nella genealogia del rock: Osbourne si innamora dei Beatles, decide di fondare una band, recluta Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward, e nel giro di pochi anni cambia il volto della musica con un suono nuovo e spaventoso. I Black Sabbath, con testi apocalittici, riff detunati e ritmiche lente e ossessive, sono gli inventori del metal. Cinque album leggendari in cinque anni – Black Sabbath, Paranoid, Master of Reality, Vol. 4, Sabbath Bloody Sabbath – prima che l’instabilità personale e manageriale minasse la formazione originale e portasse, nel 1979, all’allontanamento di Osbourne.

La seconda vita

È qui che comincia la seconda vita, quella della carriera solista e dell’alleanza con Sharon Arden e con Randy Rhoads. È Blizzard of Ozz, non una band ma un progetto solista a tutti gli effetti, con la chitarra neoclassica e virtuosa di Rhoads a distanziare l’Ozzy post-Sabbath dall’ombra di Iommi. Crazy Train, Mr. Crowley, Diary of a Madman diventano nuovi inni. Poi, ancora una volta, la tragedia: la morte di Rhoads in un incidente aereo nel 1982. Ozzy non si ferma, continua tra eccessi, disintossicazioni fallite, cambi di formazione e leggende che lo trasformano in una figura mitica: la colomba decapitata, il pipistrello, l’arresto all’Alamo, gli episodi di autolesionismo.

Gli anni ’90 e oltre

Negli anni ’90 tenta la sobrietà e si ricompone il rapporto con i Sabbath: c’è un alcolico Live Aid, poi Ozzfest, poi la reunion del 1997, il disco 13 nel 2013 e il The End Tour del 2017. E The Osbournes, il reality che nel 2002 trasforma la sua famiglia in un fenomeno pop globale, contribuendo a riscrivere l’immagine pubblica dell’artista: non più solo icona metal, ma anche padre disfunzionale e tenero, al centro di un racconto tra sitcom e diario terapeutico. Arrivano l’autobiografia I Am Ozzy, il documentario God Bless Ozzy Osbourne, e due album in studio negli anni più recenti, Ordinary Man (2020) e Patient Number 9 (2022), pieni di ospiti illustri: da Elton John a Eric Clapton, da Tony Iommi a Post Malone.

E poi, infine, Back to the Beginning. Birmingham, 5 luglio 2025: l’ultimo saluto davanti a decine di migliaia di persone. Da solista e con i Black Sabbath. Lì, dove tutto era cominciato. Due settimane dopo, cala il sipario su una delle esistenze più leggendarie della storia del rock.

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