Digital magazine statunitense che negli anni si è ritagliato uno spazio riconoscibile nel panorama del giornalismo culturale indipendente, Paste Magazine non sarà Pitchfork, né Rolling Stone, né tantomeno il midstream Consequence, ma resta una delle testate da tenere d’occhio quando arriva il momento delle classifiche di fine anno.
Non tanto per il meglio – ambito in cui la redazione si muove con una prevedibile ma solida sintonia rispetto al canone indie-alt americano – ma soprattutto per l’editoriale dedicato al peggio dell’anno, dove Paste dà fondo alla sua vena più caustica, andando giù pesante senza mai scivolare (completamente) nel gratuito.
La loro lista dei 15 peggiori album del 2025 mette insieme nomi che vanno dagli Arcade Fire a Kesha, passando per Tame Impala e mgk, componendo una fotografia impietosa di un certo stato dell’industria musicale: tra chi macina numeri fabbricando musica invece di comporla e chi, pur partendo da percorsi di qualità e ricerca, sembra aver perso completamente la quadra.
Paste, si sa, ha da sempre una predilezione per l’indie “emerso”, ma anche per un mainstream che ambisce a essere qualcosa di più di un prodotto seriale. Non stupisce quindi che, sul fronte opposto, il miglior album del 2025 secondo la testata sia The Passionate Ones di Nourished by Time, titolo molto apprezzato negli Stati Uniti (anche da noi) ma raramente spinto così in alto nelle classifiche. Tra gli altri best figurano Los Thuthanaka (osannati anche da Pitchfork ma non solo), i Geese – premiatissimi un po’ ovunque, anche da queste parti – ma anche altri nomi prezzemolo come Oklou, Dijon e billy woods.
Nulla di realmente avventuroso: più che una presa di posizione radicale, una rimodulazione di classifiche già note, coerente con una linea editoriale che da anni cerca un punto di equilibrio tra qualità e consenso. Per capirci, dieci anni fa in cima comparivano Father John Misty, Kendrick Lamar e Courtney Barnett.
I peggiori
Venendo al peggio, il discorso si fa più interessante. C’è il mainstream che domina le classifiche ma produce dischi come se fossero catene di montaggio; c’è il fallimento nel reagire a un periodo di crisi, come nel caso degli Arcade Fire; e c’è chi, come Tame Impala, nonostante un percorso di ricerca ormai consolidato, sembra aver smarrito direzione e urgenza.
Il taglio è netto, a volte nettissimo. Non mancano stroncature senza appello, ridotte anche a una sola frase, come quella riservata a Complicated Woman di Self Esteem, che suona anche come una stoccata sarcastica a una certa critica online fin troppo accomodante: “I critici che hanno lucidato questo disco dovrebbero essere lobotomizzati”. Ancora più corrosivo il giudizio sull’americanizzazione edulcorata di mgk, liquidato con una domanda tanto semplice quanto letale: “Si può prendere una CTE per aver perso un dissing rap?”. Il tutto sempre a firma Matt Mitchell, penna ormai riconoscibile per ferocia e lucidità.
Stesso destino, pur con argomentazione più articolata, per Even in Arcadia degli Sleep Token descritto come un Frankenstein senza zanne, un ibrido di djent, dembow, EDM, trap e pop-rock da alt-radio noioso e respingente. Un disco tra gimmick e aura artificiale talmente brutto da fare il giro da diventare clamoroso nella sua inutilità.
Tra i bersagli finisce anche il ritorno della dominatrice delle classifiche Taylor Swift, descritta come una presenza certa quanto una tassa, ma ormai – secondo Paste – una popstar completamente fuori sintonia sia con il suo pubblico sia con se stessa, che si dibatte alla ricerca di senso all’interno di un vuoto perfettamente climatizzato. La lama affonda ancora di più quando si passa all’analisi dei testi, con una citazione diretta di Wood, definita: “una sconcertante pubblicità da televendita per il pene di Travis Kelce (‘redwood tree’, ‘magic wand’, ‘hard rock’), capace di “far sembrare raffinata l’erotica su AO3 scritta da un dodicenne”.
Il peggio del 2025 secondo Paste
- Arcade Fire – Pink Elephant
- Sleep Token – Even in Arcadia
- Taylor Swift – The Life of a Showgirl
- Will Smith – Based On a True Story
- Sun Kil Moon – All the Artists
- Morgan Wallen – I’m the Problem
- Rebecca Black – SALVATION
- Jessie Murph – Sex Hysteria
- Alex Warren – You’ll Be Alright, Kid
- mgk – lost americana
- Benson Boone – American Heart
- Frankie Grande – Hotel Rock Bottom
- Self Esteem – Complicated Woman
- Tame Impala – Deadbeat
- Kesha – Period