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Migliori Album 2025. La classifica di The WIRE

La classifica britannica premia l’album “hexed!” di aya, evidenziando punti di contatto con la nostra su SA.

La Top 50 2025 di The Wire conferma ancora una volta la vocazione del magazine britannico per un’idea di canone instabile, refrattario alla gerarchia dei generi e sempre più interessato a pratiche sonore che mettono in crisi identità, forma-canzone e funzione stessa della musica. Un’impostazione che non di rado dialoga con la nostra e che, quest’anno, trova un punto d’incontro emblematico nel primo classificato: hexed! di aya.

Il secondo album della producer e vocalist di Huddersfield rappresenta infatti un caso di convergenza tra la classifica di The Wire e quella di SA. Una coincidenza tutt’altro che casuale, che segnala come hexed! riesca a intercettare alcune delle tensioni più urgenti della musica contemporanea, al di là delle differenze di prospettiva critica. Sulle pagine del magazine britannico il disco viene letto come un’esasperazione della grammatica bass e post-club di im hole (2021), con una vocalità spinta verso estremi che chiamano in causa hardcore punk e nu metal; una descrizione che coglie la violenza sonora dell’album, ma che non ne esaurisce il senso.

Nella nostra lettura – firmata da Zevollihexed! emerge piuttosto come un dispositivo narrativo e identitario complesso, che rilegge retrospettivamente l’edonismo chimico e notturno degli anni precedenti da una posizione di sobrietà, trasformando l’eccesso in memoria instabile, sarcasmo e vulnerabilità. Non un semplice salto di aggressività, ma un lavoro che fa della “illeggibilità” queer il proprio principio generativo, usando la frizione stilistica come strumento espressivo e non come fine.

Al secondo posto troviamo billy woods con Golliwog, disco che The Wire descrive come una sequenza di incubi ad alta coerenza, sottolineandone l’insistenza sul “dread” e sulle atmosfere spettrali. Anche qui, la prospettiva SA – nella lettura di Muleri – amplia il quadro: Golliwog non è solo l’album più oscuro di woods, ma l’ennesima tappa di una poetica monumentale, in cui l’hip hop sperimentale diventa strumento di archeologia storica e politica. La scelta del titolo, il riferimento alla disumanizzazione razzista, la stratificazione di immagini e metafore rendono il disco meno un horror sonoro che una mappa cognitiva della violenza sistemica.

Più allineate risultano invece le letture dei Necks, quarti con Disquiet. The Wire insiste sull’aspetto più inquieto e antiformale del lavoro, definendo “Ghost Net” come una delle cose più disturbanti realizzate dal trio negli ultimi anni. La recensione di Pifferi su SA ne coglie il versante complementare: Disquiet come flusso monumentale senza gerarchie, un continuum sonoro in cui jazz non accademico, minimalismo e stasi ambientale convivono senza punti di approdo. Due sguardi diversi che convergono su un punto chiave: l’idea di musica-tutto come ascolto totalizzante.

Discorso affine per Rafael Toral, presente al #17 con Traveling Light. Per The Wire è il “companion album” di Spectral Evolution, capace di generare momenti di bellezza sospesa senza cadere nell’astrazione sterile. Comunale, su SA, radicalizza questa intuizione: Traveling Light non è una semplice rilettura di standard jazz anni ’30 e ’40, ma un gesto di smaterializzazione della forma-canzone. Jazz, ambient ed elettroacustica convergono in un territorio senza coordinate, dove ogni nota viene trattata come evento fragile. Non una nostalgia rielaborata, ma una vera ridefinizione del rapporto tra memoria e presente.

Spostandosi su territori più pop, la classifica mette in evidenza Oklou (#7) e Smerz (#12), due esempi di come The Wire guardi con interesse a un pop laterale, colto e post-internet. Se il magazine britannico sottolinea l’eleganza formale e il dialogo con estetiche barocche ed elettroniche di choke enough, Zagaglia su SA ne evidenzia anche i limiti potenziali: un disco che sembra realizzato su misura per una fetta di pubblico decisamente giovane e “always online”. Al contrario, Big City Life delle Smerz viene letto da Ciglio come un punto di maturazione autentica: un album che trasforma la furbizia iniziale in malinconia consapevole, capace di ridefinire il pop come spazio mentale, after silenzioso più che dancefloor.

Chiude idealmente il cerchio il ritorno degli Stereolab (#9) con Instant Holograms On Metal Film. The Wire ne sottolinea la capacità di coniugare utopia sonora e commento politico in tempi di guerra permanente. La recensione di Puglia su SA va oltre, restituendo il senso profondo di un ritorno che non è revival ma continuità trasformata: un futurismo d’annata che oggi assume nuove valenze, diventando ricerca di autenticità e resistenza umana in un presente martoriato. Sempre uguali, sempre diversi, come da tradizione.

La Top 20 di The Wire – 2025

  1. ayahexed!
  2. billy woodsGolliwog
  3. Los ThuthanakaLos Thuthanaka
  4. The NecksDisquiet
  5. DJ HaramBeside Myself
  6. Eiko IshibashiAntigone
  7. Oklouchoke enough
  8. Vanessa RossettoPictures Of The Warm South
  9. StereolabInstant Holograms On Metal Film
  10. TortoiseTouch
  11. carolinecaroline 2
  12. SmerzBig City Life
  13. Richard DawsonEnd Of The Middle
  14. Oren Ambarchi / Johan Berthling / Andreas WerliinGhosted III
  15. feeoGoodness
  16. Abhorrent ExpanseEnter The Misanthropocene
  17. Rafael ToralTraveling Light
  18. Melvin GibbsAmasia: Anamibia Sessions 2
  19. Ellen Fullman & The Living Earth ShowElemental View
  20. Masma Dream WorldPlease Come To Me
Tracklist

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