Album
American Heart
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Riccardo Zagaglia
- 28 Giugno 2025
Torna Benson Boone, il classe 2002 americano che dall’esplosione della sua Beautiful Things in poi ha visto da un lato aumentare le proprie quotazioni numeriche, dall’altro la mole di un scetticismo verso il suo operato che sfocia talvolta in vero e proprio odio.
Benson – va detto – non fa nulla per allontanare le critiche con una presenza scenica talmente studiata da sfociare nel ridicolo (dagli inutili backflips sul palco, alla discussa cover di Bohemian Rhapsody con Brian May al Coachella) e con una proposta musicale fino ad oggi impostata attorno un pomposo pop in formato X Factor dove si accentuano in modo artificiale le lacrime (nei passaggi più intimisti), i lustrini (negli episodi più teatrali) e una potenza vocale certamente fuori dal comune ma – come spesso accade in questi casi – sfoggiata in modo irritante.
Il nuovo album American Heart prova a tenere calda l’attenzione sul personaggio, ma è evidente che si tratta di un lavoro realizzato e pubblicato esclusivamente per necessità di music business, anche se difficilmente replicherà i numeri del precedente Fireworks & Rollerblades (pubblicato appena un anno fa) sia perché manca una nuova Beautiful Things sia perché stilisticamente si è optato per un pop-rock da arena vagamente sporcato da new wave (le cose meno riuscite dei Bleachers uniti ai peggiori Killers per intenderci) che non ha garantito i risultati sperati con Damiano David e che probabilmente farà lo stesso con il più famoso (fuori dall’Italia) Benson Boone. E questo nelle tracce più tollerabili: quando la ricerca del motivetto pop si fa più spasmodica il livello di sopportazione
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