Album
Deadbeat
-
Francesco De Salvin
- 17 Ottobre 2025
Con Deadbeat, Kevin Parker declina la psichedelia malinconica dei Tame Impala in un dancefloor immaginario che va dai club ai rave agresti australiani, i bush doof. Il disco si apre con un’immagine emblematica: l’artista, solo in studio, circondato da macchine, loop abbandonati e idee incompiute, a preludio di un album che esplora stanchezza, isolamento, fallimenti emotivi e cicli interiori, filtrandoli attraverso ritmi e groove anni ’80 e ’90, dall’electro-funk ai balearic sound ibizenchi.
Funziona nei momenti di essenzialità: My Old Ways e Obsolete riducono il racconto al minimo, tra suoni scomposti, pause cariche di senso e vulnerabilità palpabile. Parker si mette a nudo con testi che raccontano ricadute affettive, ossessioni e derive quotidiane. Dove Deadbeat inciampa è nel tentativo di fondere introspezione e quest’idea di nomadismo dance immerso nella natura come nel buio del club. In Dracula e Oblivion riaffiorano i groove di Currents, ma senza spinta: beat caldi ma fiacchi, privi di reale urgenza; la pista da ballo si trascina, malinconica.
La post-disco di Afterthought – assieme alla sopracitata Dracula – prende ispirazione da Thriller di Michael Jackson; Parker ha ammesso l’influenza di Quincy Jones nella sua intervista più estensiva sull’album. Sono gli esempi più evidenti dei limiti di un lavoro che non sempre riesce a coniugare dance, introspezione e la psichedelia al centro del progetto, soprattutto se confrontato con il precedente e già ritmico The Slow Rush, che aveva preparato il terreno in modo più efficace grazie a un mix riuscito di R&B, disco e funk.
Tracklist
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Voti
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Discografia
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- 1 My Old Ways
- 2 No Reply
- 3 Dracula
- 4 Loser
- 5 Oblivion
- 6 Not My World
- 7 Piece of Heaven
- 8 Obsolete
- 9 Ethereal Connection
- 10 See You On Monday (You're Lost)
- 11 Afterthought
- 12 End Of Summer
