Album

Deadbeat

Tame Impala - la cover di Deadbeat
17 Ottobre 2025 pop rave dance

Con Deadbeat, Kevin Parker declina la psichedelia malinconica dei Tame Impala in un dancefloor immaginario che va dai club ai rave agresti australiani, i bush doof. Il disco si apre con un’immagine emblematica: l’artista, solo in studio, circondato da macchine, loop abbandonati e idee incompiute, a preludio di un album che esplora stanchezza, isolamento, fallimenti emotivi e cicli interiori, filtrandoli attraverso ritmi e groove anni ’80 e ’90, dall’electro-funk ai balearic sound ibizenchi.

Funziona nei momenti di essenzialità: My Old Ways e Obsolete riducono il racconto al minimo, tra suoni scomposti, pause cariche di senso e vulnerabilità palpabile. Parker si mette a nudo con testi che raccontano ricadute affettive, ossessioni e derive quotidiane. Dove Deadbeat inciampa è nel tentativo di fondere introspezione e quest’idea di nomadismo dance immerso nella natura come nel buio del club. In Dracula e Oblivion riaffiorano i groove di Currents, ma senza spinta: beat caldi ma fiacchi, privi di reale urgenza; la pista da ballo si trascina, malinconica.

La post-disco di Afterthought – assieme alla sopracitata Dracula – prende ispirazione da Thriller di Michael Jackson; Parker ha ammesso l’influenza di Quincy Jones nella sua intervista più estensiva sull’album. Sono gli esempi più evidenti dei limiti di un lavoro che non sempre riesce a coniugare dance, introspezione e la psichedelia al centro del progetto, soprattutto se confrontato con il precedente e già ritmico The Slow Rush, che aveva preparato il terreno in modo più efficace grazie a un mix riuscito di R&B, disco e funk.

Tracklist
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Discografia
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  • 1 My Old Ways
  • 2 No Reply
  • 3 Dracula
  • 4 Loser
  • 5 Oblivion
  • 6 Not My World
  • 7 Piece of Heaven
  • 8 Obsolete
  • 9 Ethereal Connection
  • 10 See You On Monday (You're Lost)
  • 11 Afterthought
  • 12 End Of Summer
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