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Migliori album 2025. La top 50 di Pitchfork

Dai Los Thuthanaka a Amaarae, passando per Dijon, Cameron Winter e Rosalía: il mosaico curatoriale della testata USA

Il primo lunedì di dicembre i principali media musicali statunitensi pubblicano le loro classifiche di fine anno. Lo ha fatto Consequence, e ora arriva la Top50 di Pitchfork. Da anni la proposta del portale più noto al mondo si distingue per un mix di tendenze emerse nel sottobosco indipendente (chiamale mid-stream) e per l’inclusione strategica di star affermate nell’universo hip-hop, R&B e pop. Negli ultimi due anni, dopo aver sventato il pericolo di una trasformazione sotto l’ombrello di GQ, le sue liste si sono fatte più libere e avventurose. Se nel 2023 il podio vedeva SZA, Caroline Polachek e billy woods/Kenny Segal, e lo scorso anno 2024 ha premiato Cindy Lee, Charli XCX e Jessica Pratt, quest’anno nelle prime tre posizioni non compare alcun artista pienamente mainstream e, allargando lo sguardo alle top 20, i soli Bad Bunny e Rosalía rappresentano i piani alti dell’industria discografica. Il resto, nelle loro parole, è «seismic rage rap, intricate guitar music, protest folk, spacey dream pop, and laptop twee»: un mosaico che rilancia l’approccio curatoriale del nuovo/vecchio Pitchfork, capace di attraversare umori, comunità e linguaggi differenti, tenendo alta l’attenzione a partire dal primo classificato, i Los Thuthanaka.

Si tratta di un collettivo boliviano che mescola psichedelia andina, improvvisazione elettrica e ritualismo poliritmico: un nome che fino a pochi mesi fa circolava quasi esclusivamente nei circuiti outsider sudamericani. Sul podio troviamo anche il peculiare R&B di Dijon (2°) e il recupero dell’esordio di dicembre 2024, Heavy Metal, firmato da Cameron Winter (3°) — un lavoro metal solo nel titolo che Pitchfork definisce emotivo sospeso tra folk deformato e confessioni abrasive. Winter compare inoltre nella classifica con i suoi Geese, autori dell’album osannato (anche da noi, non senza riserve) Getting Killed (7°).

La Top20 disegna una scena eterogenea: l’art-pop digitale di Oklou (4°), il vigoroso ritorno chitarristico dei Wednesday, a nostro avviso il migliore tra quelli pubblicati finora della band (6°), il folk non troppo distante dall’ambient di Joanne Robertson (8°) e il soul sghembo di Nourished by Time (9°), uno dei profili più seguiti dal sito negli ultimi anni.

Nella parte bassa della Top20 troviamo l’afropop cosmico di Amaarae (10°) e l’elettronica scultorea di Barker (14°). Tra le presenze più emblematiche c’è aya (22°): un lavoro tra i più ostici ed estremi dell’anno, che ha lasciato il segno trasversale tra le testate musicali internazionali (vedi la classifica di Quietus). Più prevedibile la presenza della star nascente Addison Rae (12°), insieme al fresco elettro R&B di Sudan Archives (13°). Curiosamente, una Rosalía data per favorita dai lettori si ferma al 16°. Che il rap stia riacquistando mordente — oltre che nelle classifiche USA — anche presso la critica? A giudicare dalla Top20 sembrerebbe di sì: Earl Sweatshirt è 15°, mentre billy woods si accontenta del 21°, lontano dalle vette raggiunte in passato.

Pitchfork. Le prime venti posizioni della classifica album 2025

  1. Los Thuthanaka — Los Thuthanaka
  2. Dijon — Baby
  3. Cameron Winter — Heavy Metal
  4. Oklou — choke enough
  5. Bad Bunny — DeBÍ TiRAR MáS FOToS
  6. Wednesday — Bleeds
  7. Geese — Getting Killed
  8. Joanne Robertson — Blurrr
  9. Nourished by Time — The Passionate Ones
  10. Amaarae — Black Star
  11. Smerz — Big city life
  12. Addison Rae — Addison
  13. Sudan Archives — The BPM
  14. Barker — Stochastic Drift
  15. Earl Sweatshirt — Live Laugh Love
  16. Rosalía — LUX
  17. Water From Your Eyes — It’s a Beautiful Place
  18. PinkPantheress — Fancy That
  19. Titanic — HAGEN
  20. Nick León — A Tropical Entropy
Tracklist

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