Ancora un altro dietrofront per Kanye West, che non potrà esibirsi alla Gazprom Arena di San Pietroburgo dove erano stati annunciati due concerti ad ottobre nell’ambito del suo tour di ritorno. Un tour maledetto, a quanto pare, o forse anche stavolta si tratta dell’ennesimo errore di una gestione live sempre più caotica e imprevedibile.
I contratti inesistenti
I due show, entrambi sold out, sono stati annullati per un problema burocratico non indifferente. Con una nota ufficiale, la direzione della Gazprom Arena ha infatti smentito l’esistenza di accordi formali per utilizzare lo stadio. E la responsabilità è stata scaricata tutta sulla Say Agency, una società di concerti che ha sede a Mosca.
“A causa dell’aumento delle richieste riguardanti il concerto di Kanye West, vi informiamo ufficialmente: la Gazprom Arena non è stata e non è l’organizzatrice di questo evento”, si legge nel comunicato pubblicato sul sito dello stadio. La nota prosegue con una smentita ancora più netta: “Non abbiamo firmato alcun accordo riguardo l’affitto dello stadio per l’evento. Di conseguenza, il concerto non potrà tenersi nella nostra sede”.
Certo il caso diventa abbastanza singolare se si considera che solo una settimana prima era stata la stessa arena a promuovere l’evento, con manifesti pubblicitari che rimbalzavano sui social media russi, ingannando di fatto pubblico e addetti ai lavori.
Un’occasione sfumata per la Russia
La notizia della cancellazione gela una macchina organizzativa già avviata verso il successo: i biglietti per le due date del 10 e 11 ottobre erano andati esauriti in poche ore, con prezzi che oscillavano tra i 9 000 e i 160 000 rubli. Per la Russia si sarebbe trattato di un evento cruciale: dall’inizio del conflitto in Ucraina nel 2022, il Paese subisce un rigido boicottaggio culturale da parte delle star internazionali. La presenza di Ye per promuovere il nuovo album Bully (pubblicato a marzo) avrebbe rappresentato una clamorosa eccezione, ora svanita.
Un record negativo per Ye
Per Ye si tratta dell’ennesima battuta di arresto, in un tour già flagellato dalle cancellazioni. A partire dal debutto in India, saltato per motivi di sicurezza, la scia di no ha colpito le tappe di mezza Europa – nel Regno Unito, dove gli è stato vietato l’ingresso, poi in Francia, Polonia, Svizzera, e infine in Brasile. Nel nostro Paese invece è stata la Prefettura a disporre il divieto del concerto previsto alla RCF Arena di Reggio Emilia, insieme a quello di Travis Scott, per ragioni legate all’ordine e alla sicurezza pubblica.
Nella stragrande maggioranza dei casi hanno pesato le opposizioni delle autorità locali e degli organizzatori, spaventati dalle frequenti controversie e dai comportamenti imprevedibili dell’artista. Negli ultimi anni le sue dichiarazioni hanno spesso fatto riferimento al nazismo, e anche all’utilizzo della svastica, nell’ambito della sua attività commerciale e musicale.
Lo scorso gennaio West aveva comunque pubblicato una pagina di scuse sul Wall Street Journal, ammettendo di aver “perso il contatto con la realtà” e dichiarandosi impegnato a cambiare comportamento.