Film
Alessio Muzi
Nuova Scena – Rhythm + Flow Italia
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Fabrizio Testa
- 26 Febbraio 2024
Sono anni che in Italia si dichiara la morte clinica dei talent show. Ma a giudicare dagli ultimi fasti, forse sarebbe più opportuno parlare non tanto di fine, quanto di evoluzione. Angelina Mango, che ha vinto Sanremo 2024 con un back to back dirattamente da Amici, era un’artista già conosciuta nel circuito – tanto da apparire anche in altri contest dalla nicchia più ristretta (come il 1M NEXT) – così come era conosciuta nell’annata precedente Sissi o come lo è l’idolo teen Holden in questa edizione. Non esiste più dunque il concetto di programma televisivo che, dal nulla, scopre talenti portandoli in auge (Emma, Alessandra Amoroso o i Maneskin per fare un esempio più recente), bensì musicisti già avviati a caccia del boost.
Cambia quindi il format, ma la potenza attrattiva del talent rimane sempre forte. Altrimenti Netflix Italia non avrebbe investito su Nuova scena (conosciuto all’estero con il format originale rhythm+flow), rap show che vanta come giudici Fabri Fibra, Geolier e Rose Villain e che, in qualche modo, riporta la mission alla sua modalità primigenia: cercare il miglior emergente sulla piazza. E lo fa in un contesto nuovo, lo streaming.
Una vera tempesta perfetta da un punto di vista mediatico. Registrato la scorsa estate e atteso da diversi mesi, il programma ha giocato con il calendario sfruttando l’enorme risonanza sanremese, dove il rapper napoletano e la cantautrice milanese sono stati attori protagonisti. Due volti adesso conosciuti anche dal pubblico generalista spalleggiati dall’icona dell’hip-hop italiano per eccellenza, colui che insieme a Mondo Marcio nel lontano 2006 ha sfondato le porte del mainstream, cominciando un nuovo corso.
Presupposti ottimi per uno show che segue esattamente il canovaccio tipico del talent, seppur con una modalità più asciutta e godibile. Ci sono appunto i giudici (che sono di grido), ci sono le storie, le performance, i backstage (con incazzature annesse). E c’è anche un montepremi cospicuo: 100.000 euro (anche questa scelta decisamente vecchio stampo). Il meccanismo, a differenza di altri prodotti visti in tv, è però diverso.
Il programma, in otto puntate, si divide in più fasi. I primi tre episodi sono caratterizzati da una sorta di audition en plen air, con i tre giudici che reclutano gli aspiranti concorrenti nelle periferie di Napoli (Geolier), Roma (Fabri Fibra) e Milano (Rose Villain). Successivamente i profili selezionati, insieme ad altri non svelati, si confrontano con la giuria al completo in un’altra audition, stavolta indoor, ai Magazzini Generali di Milano. Seguiranno quindi rap battle, prove di freestyle, feat con big della scena, lavoro in studio e realizzazione di un videoclip.
Ogni giudice cerca qualcosa di differente. Da quanto visto nel primo blocco, Geolier sembrerebbe essere alla ricerca della street credibility e della realness. Fibra punta invece sul contenuto, sull’originalità (premiando chi supera le proprie comfort zone regionali), mentre Rose Villain è particolarmente attenta alla tecnica e al rap al femminile.
Pur trattandosi di uno show televisivo dove la musica è sempre il mezzo e non il fine (checché se ne dica), Nuova scena si muove nella giusta direzione, mostrando una regia d’alto profilo, una giuria affiatata e zero sovrastrutture. Sono infatti praticamente assenti (almeno fino a questo momento) sia classici riempitivi sia i “casi umani”, quelli che troppo spesso in altri contesti si prendono gli spazi maggiori. Al contrario, tutto qui viene affrontato in modo serio (fin troppo?).
Di buon livello anche il parterre dei concorrenti. Nessuna personalità che buca davvero lo schermo, ma si spingere forte – e spesso si eccellere – nel campo prediletto, lo street rap. Ciro Zero – che ha già a suo dire “200 provini da far uscire” – si distingue per flow e barre che masticano bene la sua storia. Yanni$ è un virtuoso con un’ottima tecnica, delivery, senso del ritmo e musicalità nelle parole, che punta già al mercato se non internazionale perlomeno francese visto l’uso della doppia lingua. Spender e El Matador al contrario spiccano mettendo gli spazi giusti tra le barre, mentre Dubrazil a metà giri riesce già a tirare fuori molto di sé. E ancora Suspect CB porta un po’ di Grime e UK rap altezza Skepta (ma nessuno se ne accorge), mentre spetta a Grein esplorare il lato gotico del gansta rap alternando barre e melodia. Bene anche il rap serratissimo della partenopea Jelacrois oltre che Flaza (che nel palmerès vanta anche una squalificazione ad Amici 21) anche se il suo approccio ricorda eccessivamente Madame.
E poi c’è anche chi si è fatto prendere dall’ansia da prestazione, o da palco. Chi non ha preso bene le critiche. I contraltari di una medaglia altrimenti fin troppo luccicante. Lo show funziona.
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