Film

Travis Knight

Masters of the Universe

4 Giugno 2026 Stati Uniti d'America comico commedia azione

La prima volta che He-Man, il giocattolo “generalista” più iconico della Mattel, è approdato al live action è stata con I dominatori dell’universo (1987), un progetto perfettamente figlio della sua epoca dal punto di vista politico, caratterizzato da una produzione confusionaria e travagliata, derivativo al limite della decenza e capace di trasformarsi in un flop tale da portare alla cancellazione di un sequel già annunciato e perfino avviato.

Il reboot, Masters of the Universe di Travis Knight, è a sua volta un progetto perfettamente figlio della propria epoca dal punto di vista politico, segnato da una lavorazione altrettanto complessa e altalenante — se ne parla da quasi trent’anni — e derivativo al limite della decenza. Sarà però anche un flop clamoroso? Per MGM e Amazon, c’è da sperare di no.

A Eternos, capitale del magico e altamente tecnologico pianeta Eternia, regna la pace sotto la guida di re Duncan, almeno fino a quando, una notte, le forze malvagie guidate da Skeletor (Jared Leto) prendono il potere. Non tutta la famiglia reale viene però catturata: Adam, il giovane principe, riesce a fuggire grazie all’intervento della maga custode del Castello di Grayskull, che gli permette di raggiungere la Terra insieme alla Spada del Potere. Peccato che il ragazzo e l’arma leggendaria finiscano in luoghi diversi.

Più di dieci anni dopo, Adam (Nicholas Galitzine) lavora nelle risorse umane come un comune ragazzo dal fisico imponente e dall’animo sensibile. Non è ancora riuscito a recuperare la Spada e continua a cercarla ossessivamente. Il suo ritrovamento innescherà gli eventi che lo riporteranno su Eternia, costringendolo ad affrontare Skeletor, il proprio passato e, infine, il destino che lo porterà a diventare He-Man. Una metafora dal vago retrogusto freudiano, non trovate?

Masters of the Universe
Masters assembled.

Masters of the Universe è un film del 2026 che sprizza anni Ottanta da tutti i pori. È il rifacimento di un film degli anni Ottanta tratto da un giocattolo degli anni Ottanta e costruito per rievocare l’atmosfera e i toni dell’unico prodotto del franchise che abbia davvero lasciato il segno nell’immaginario collettivo: He-Man e i dominatori dell’universo.

Prende qualcosa da Thor — e la presenza di Idris Elba non sembra casuale —, da I Guardiani della Galassia e dal Superman di James Gunn, ma anche da Guerre stellari, la saga che contribuì in maniera decisiva alla nascita stessa della linea Mattel. Nella colonna sonora di Daniel Pemberton trovano spazio i Cure, i Darkness e perfino Brian May, che suona la chitarra nel tema principale. Insomma, un’operazione che punta prima di tutto a parlare ai fan che erano bambini quarant’anni fa, cercando poi di coinvolgere anche i loro figli.

Una scommessa che genera una certa confusione nel tono: il film oscilla continuamente tra l’ironia con cui sembra ridicolizzare tutto ciò che mette in scena e la serietà con cui pretende che lo spettatore creda a quanto vede e alla morale che intende trasmettere. Ancora più problematico è il modo in cui cerca di confrontarsi con il machismo incarnato dal suo protagonista, concepito ormai in un’altra epoca.

Al netto di una durata eccessiva, di una logorrea spesso soffocante, di un’infantilità che sfiora la stupidità e di una cronica incapacità di costruire un autentico senso dell’epica, Masters of the Universe si scontra con un problema che il cinema contemporaneo continua a non riuscire a risolvere: la rappresentazione della mascolinità.

Il film tenta di rileggere He-Man come un eroe nuovo, soprattutto sensibile, impacciato e sessualmente perdente. Nel farlo, però, finisce per annullarlo, depotenziarlo e negarlo. E un film del genere che perde il proprio protagonista, perde inevitabilmente anche sé stesso.

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