Film

Mona Fastvold

Il testamento di Ann Lee

12 Marzo 2026 Ungheria drammatico

Tra i film più attesi dell’edizione 82 del Festival del cinema di Venezia c’era senza ombra di dubbio Il testamento di Ann Lee, la terza pellicola diretta da Mona Fastvold e titolo gemello di The Brutalist del compagno Brady Corbet, che la cineasta norvegese ha co-scritto, così come l’autore statunitense ha co-scritto a sua volta il titolo di cui parliamo.

Il film ruota attorno alla figura di Madre Ann, predicatrice più importante del movimento dei quaccheri “shakers” nella seconda metà del ‘700, un ramo di una forma calvinista di impronta millenaristica nata in Francia, germogliata in Inghilterra e poi migrata in New England nel 1774. Il nome deriva anche dalle forme di danza estatica eseguite dai membri della setta, che nel momento di massimo splendore contava fino a seimila seguaci.

Madre Ann canta e urla
Madre Ann canta e urla…

Fastvold rilegge la vicenda inserendo elementi di protofemminismo, appoggiandosi al bisogno di emancipazione di Ann (interpretata da Amanda Seyfried) da un matrimonio estremamente avvilente, da cui emerge la sua vocazione messianica. La regista miscela consapevolmente sacro e profano, utilizzando visioni della donna, canti – dopotutto si parla di un musical – e balli, inquietantemente evocativi dell’indottrinamento ideologico e di rituali considerati “oscuri”, come i sabba, a cui l’overture della pellicola chiaramente ammicca.

Al centro dell’attenzione dei due autori c’è la nascita di una visione di mondo ideale in Ann e nei suoi discepoli, incapaci di integrarsi con le società europee dell’epoca, dalle quali vengono respinti e perseguitati. Il viaggio nel Nord America rappresenta allora l’opportunità per fiorire, a patto di accettare di piegarsi al costo dell’illusione, sempre troppo salato. L’alternativa, naturalmente, non è piacevole.

Vista in senso sovrastrutturale, la parabola de Il testamento di Ann Lee ha molti punti in comune con quella del film di Corbet su László Tóth, così come con le drammatiche conclusioni a cui entrambi giungono. Il seme calvinista ha contribuito in maniera significativa alla definizione del mito fondativo della city upon a hill, parte integrante della Storia e della cultura statunitense, così come dell’American Dream, divenuto presenza ingombrante nei tempi che viviamo.

Madre Ann danza e ispira
…ma anche danza e ispira

Si tratta di una coppia di film postmoderni, metafore del vissuto degli Stati Uniti, girati entrambi in pellicola e costruiti fotograficamente e registicamente secondo una visione – probabilmente ideologizzata quanto quella dei protagonisti – di cinema arthouse estremamente processato, imbarocchito e intellettuale. Consapevolmente distante da una versione più popolare e accessibile, il loro cinema richiede un pubblico disposto a pagare il prezzo. Per gli autori, tuttavia, l’alternativa rimane più piacevole rispetto al destino dei personaggi sullo schermo.

Fondamentale per Il testamento di Ann Lee è stato il lavoro del compositore Daniel Blumberg, sodale di Mona Fastvold già in The world to come fin dalla pre-produzione, che ha curato la colonna sonora originale del film andando a creare brani ispirati direttamente dagli inni tradizionali degli shakers.

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