Film

Jeffrey Addiss, Will Matthews

The Boroughs – Ribelli senza tempo

21 Maggio 2026 Stati Uniti horror commedia

Alla fine di The Boroughs – Ribelli senza tempo viene quasi da esclamare a pieni polmoni: “Finalmente!”. Questo perché dopo otto episodi ricchi di mistero, divertimento, riflessioni e una sana dose di avventura, lo spettatore potrà sicuramente dirsi soddisfatto di quanto ammirato sul piccolo schermo, senza che debba assistere a un gancio alquanto improbabile su una seconda stagione che avrebbe solo allungato il brodo e alzato la posta in gioco. Niente di tutto ciò. Come confermato da Netflix, la serie è autoconclusiva e non proseguirà con ulteriori stagioni.

Ambientata in una comunità per pensionati nel deserto del New Mexico, la serie segue, Sam Cooper (un ottimo Alfred Molina), un ingegnere appena rimasto vedovo che si è appena trasferito nella residenza The Boroughs e scopre presto che dietro l’apparente tranquillità del luogo si nasconde una minaccia soprannaturale. Morti misteriose, creature inquietanti e fenomeni inspiegabili spingono lui e un gruppo di anziani residenti a indagare. Quella che inizia come un’indagine su strani eventi si trasforma in una lotta contro forze che sembrano legate al tempo, all’invecchiamento e alla ricerca dell’immortalità.

Nell’arco di tutti i suoi episodi si sente spesso l’influenza produttiva dei Duffer Brothers, anche perché da più parti The Boroughs – Ribelli senza tempo è stata spesso definita una “Stranger Things all’ospizio!“. Se il pattern utilizzato è pressoché identico, a cambiare è soprattutto la confezione: più che a Stephen King, l’intero apparato narrativo rimanda a Steven Spielberg e M. Night Shyamalan, a X-Files e Ai confini della realtà con una spruzzata di Cocoon, con il gruppo (assortito e convincente) che assomiglia molto a una versione più attempata dei Goonies.

Abbandonati (e qui aggiungeremmo un altro “finalmente”) i synth anni ’80 che avevano contraddistinto il look di Stranger Things, Jeffrey Addiss e Will Matthews optano invece per partiture orchestrali che rimandano direttamente al lavoro di Jerry Goldsmith, John Williams e Alan Silvestri (e non dimentichiamo anche l’ottima selezione di canzoni presenti in soundtrack). Una serie da non perdere, dove la sensazione di deja vu è così dolce da essere riconducibile più a un ritorno a casa che a un vero e proprio effetto nostalgia.

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