Film

Fisher Steven

Beckham

5 Ottobre 2023 Gran Bretagna documentario

“Entrambi veniamo da una famiglia della classe operaia…” “Non mentire. Che macchina usava tuo padre per portarti a scuola?” “Aveva una Rolls Royce…” “Ho finito”. È il breve scambio diventato virale tra Victoria e David Beckham, i due protagonisti del docufilm Beckham uscito su Netflix il 5 ottobre 2023.

Lui un mito del calcio, lei da sempre conosciuta come la Posh delle Spice Girls. Il piccolo battibecco è presente nel primo dei quattro episodi che ripercorrono – tra le altre cose – una delle storie d’amore più iconiche e “reali” dello star system, dagli inizi al matrimonio, dai tradimenti ai figli. Un trentennio, quello narrato nella docuserie, dove ovviamente non può mancare il calcio. Anzi, ne è un elemento centrale e laterale al tempo stesso. Perché, si sa, c’è un prima e dopo David Beckham, nel campionato inglese e non solo. La miniserie, tramite una serie di abbondanti flashback (in questo senso, Beckham ha una struttura da documentaristica abbastanza classica) ci mostra come un bambino taciturno con la fissa per il calcio sia diventato una popstar dello sport in un’epoca in cui i calciatori professionisti avevano ancora il fascino da semidei (l’ultimo atleta ad aver ricevuto questo trattamento è stato Cristiano Ronaldo).

Tanti i testimoni di questa storia: Sir Alex Ferguson, Gary Neville, Roy Keane, Eric Cantona, Michel Salgado, Paul Ince, Diego Simeone, Luis Figo, Roberto Carlos, Fabio Capello. Tutta gente che ha vissuto il momento d’oro di una storia comunque profilata sul singolo. Fisher Steven non è un appassionato di calcio e si vede, ad un certo punto lo chiama soccer facendo presente il suo punto di vista statunitense, così come il racconto, come di rito nei documentari moderni, Netflix in primis, si allarga dalla carriera e dal privato al contesto storico in cui si sono svolti i fatti. Sono gli anni della Cool Britannia (Sing dei Blur scelta per uno dei momenti topici, Supersonic degli Oasis per sottolineare l’ascesa del calciatore) e di Tony Blair, del resto. Dunque ci offre lo sguardo su un mondo di cui Beckham viene considerato il progenitore: quello del calciatore come prodotto pubblicitario, da monetizzare a più non posso. La serie lo mette in chiaro: l’immagine è tutto.

Ed è proprio da questo imperativo che Beckham ci offre uno sguardo anche inedito sul calciatore, dal carattere introverso in gioventù alle insicurezze e debolezze dell’uomo, fino all’incontro con Victoria Adams che lo battezzerà definitivamente come il più grande divo della storia del calcio. Sarà lei di fatto a curarne l’immagine ma anche a condizionarne alcuni momenti cruciali della vita.

A raccontare la storia è principalmente lui (con lei a fargli eco). Un dettaglio che incide non poco sullo svolgimento di una trama prepotentemente Beckham centrica, che a tratti sfiora la tragedia greca, ma quanto meno sa aprire un varco nella figura dell’uomo, sulla gestione psicologica della sconfitta che gli attirò le ire di una nazione intera, sull’educazione al calcio (impartita dal padre fin dalla più tenera età) fino alla maturazione e al conclusivo lieto fine.

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