Recensioni

7

Il Nick Cave più catacombale che suona con la backing band degli Swans più oscuri e notturni delle funeral songs piene di riferimenti letterari di una cupezza limitrofa alla disperazione. Ce la potremmo sbrigare così e avremmo di sicuro indirizzato molti verso questo nuovo capitolo della saga targata JR Robinson e Esther Shaw, dopo l’ottimo The Alone Rush di un paio di anni addietro.

Aver essiccato non tanto il suono, quanto la pletora di collaboratori che ruotavano intorno al progetto ha di fatto dato nuova linfa al progetto; lo dicevamo in sede di recensione del disco precedente che la “reductio quantitativa” aveva «permesso una maggiore focalizzazione – più intima e sentita […] – del suono e delle atmosfere della formazione americana» e lo ribadiamo ora: We Love To Look At The Carnage è l’ideale seguito di quel disco, per atmosfere, per dimensione, per profondità e per impatto. A dirla tutta, ai due si sono aggiunti altri due personaggi niente male quando si tratta di trafficare con dimensione maudit, croonerismo, oscurità in musica e quant’altro, ovvero quel Thor Harris di swansiana memoria e Jamie Stewart a.k.a. Xiu Xiu.

Cinque sole tracce per una media di 8 minuti l’una rendono bene l’idea dello sviluppo delle stesse: un crescendo continuo fatto di saliscendi umorali e, ovviamente notturni. Dopotutto l’intero disco è stato pensato come una sorta di viaggio irrequieto che dal pieno della notte arriva sino alle prime ore del mattino, quindi oscurità, luci soffuse, lotta tra tenebre e alba a segnare i chiaroscuri sonori che i due/quattro dispensano al limitare di doom e folk (in varie gradazioni e percentuali variabili) con romanticismo in quantità e sapienza nel dosaggio. Per avvezzi, ovviamente, ma anche per indagatori della notte e animi sensibili.

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