Recensioni

Parte esattamente come ci si aspetta questo ritorno dei californiani Wooden Shijps a distanza di cinque anni dall’ultimo domicilio discografico conosciuto, ovvero quel Back To Land che non ci aveva convinto in pieno. L’attacco di questo nuovo disco invece è affidato a Eclipse e sembra rimettere tutto sui giusti binari, ossia kraut-motorik circolare e da ipnosi come si deve, con reminiscenze varie ed eventuali di qua e di là dall’oceano: cassa dritta e basso rotondo come su una autobahn, voce indolente e chitarra che si prende qualche svolazzo ma di norma segue l’insieme, sax dell’ospite Rob Frye che ammanta di alterità il tutto. Pezzo classico ma più che intrippante, si sarà capito; il problema, perché coi Wooden Shijps c’è sempre qualche problema, viene in seguito.
Non tanto dalla seguente In The Fall, che riprende il canovaccio dell’opener ma alla metà dei giri e che, tra procedere oppiaceo e assolo in libertà, rende melliflua e sognante la psichedelia da West Coast che ormai (da sempre?) sembra essere il cuore sonoro pulsante del quartetto, quanto da una volontà di ammantare di accessibilità la propria proposta. Ne sono testimonianza pezzi come l’annacquato (ma tutto sommato piacevole) pop Sixties di Already Gone, una versione scialba degli Spacemen 3 più accessibili che diventa limitrofa a certe cose minori dei J&MC dell’ultima fase (a.k.a. uno psych-pop all’acqua di rose) intitolata Garden Flower, una ballatona in zona A.O.R. (Ride On) che fa accapponare la pelle per quanto è brutta. Insomma, su 7 tracce e una quarantina di minuti di musica se ne salvano giusto una metà, dunque il voto va di conseguenza.
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