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Love Can’t Talk. Per farlo parlare, stando ai Wolther Goes Stranger, ci vogliono tre teste, tre battiti in sincrono, tre passioni pulsanti di musica fatta col sudore, santificata, metamorfizzata sulla linea d’ombra dell’indie-tronica. A questo punto, dopo tre stuzzicanti aperitivi sulla media distanza, il progetto solista di Luca Mazzieri, chitarra e tatuaggi degli A Classic Education, sente il bisogno di cambiare pelle, di confrontarsi con gli spiriti creativi di nuovi colleghi: Massimo “Colla” Colucci e Linda “Bru” Brusiani.

Love Can’t Talk è il raggio della circonferenza A Classic Education, è lo spasimo elettronico del vessillo di His Clancyness. È un’opera bizzarra, originale, in cui la maestria chitarristica di Mazzieri, la sua impagabile fede nello shoegaze e nelle chitarre ruggenti, si fonde da un lato con i propulsori elettronici di gusto pienamente Eighties (anche di quello più “commerciale”), dall’altro con la forza viva della latta, del marciare secco, spontaneo, inerte e post-industriale di Silence Is Sexy degli Einstürzende Neubauten.

Ma è un silenzio sexy solo apparente. La malinconia di fondo dettata dai quattro quarti di batteria che quasi scandiscono le morti dei disco dancer ai conseguenti rintocchi della mezzanotte di Cenerentola, le battute di piano messe lentamente ad asciugare in riverberi profondissimi, sono solo una faccia di questa medaglia silenziosa. È l’amore che la guida, è l’amore che la rende malinconica. Così è nell’uso della lingua: l’italiano diventa inglese e viceversa, più veloce di quanto non ci si metta a dire “Indiana Jones”; così è tanto nelle corde vocali da brivido di Linda Brusiani, quanto in quelle sprezzanti e velvetiane di Mazzieri.

Non importa che tipo di lingua si usi per parlare d’amore, non importa se ruggiscano di più le chitarre o i sintetizzatori: basta un lungo assolo di sax (quello di Stefano Cristi in Darling) per ritrovare il contatto con la terra; basta l’autorevole firma di Alessandro Raina degli Amor Fou nel testo di I’m Sorry per far sorridere la voce luminosa di Linda in un perdono; bastano le metamorfosi liriche di una Your Name che percorre Italia-Inghilterra in soli tre accordi e tre minuti e quarantacinque; basta il levare apocrifo di Jesus, fatto di suoni liquidi e un testo fra i più belli (“Nel peccato non c’è oscenità se fatto con amore”“a tavola con me voglio solo i Farisei”).

No, non bastano ai Wolther Goes Stranger queste caratteristiche che già renderebbero Love Can’t Talk uno dei dischi italiani più interessanti del 2013. Questo perché fin troppo si è parlato d’amore e se n’è parlato male. Per far nascere un disco che parla d’amore, bisogna vivere le storie d’amore: come quella di Mazzieri per Fiumani dei Diaframma, inseguito e intrappolato per sempre in Sometimes con la sua voce fiammeggiante a incendiare il passato; come quella che lega indissolubilmente questo progetto al più importante progetto indie italiano (esportato e riesportato negli States e non solo), gli A Classic Education, il cui leader e partner musicale di Mazzieri da sempre fa la sua comparsa in Sixteen regalando quello che è forse il brano più intenso del disco.

Cerchio chiuso, come in un film di Lynch o di Von Trier? Forse sì, ma non sigillato del tutto, perché quello che abbiamo fra le mani è un lavoro duttile e componibile, dai confini allargati alle maglie attillate dei sentimenti. Un progetto che equilibra l’esperienza decennale di chi mastica musica da sempre, pur rimanendo eccitato e impaziente come un bambino alle prese col suo primo giocattolo.

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