Recensioni

6.9

Jonathan Clancy prima degli A Classic Education era già Sua Clancytà, ex chitarrista dei Settlefish nonché autore di tracce sparse, diffuse nelle due modalità distributive più antitetiche possibile in questo frangente storico, audiocassette da un lato e free download dall'altro. Un paio d'anni fa decise di raccogliere in un nastrino tutte queste derive, lo intitolò Always Mist e gli dedicammo adeguata recensione. Oggi, irrobustita con tutti i meriti del caso l'autorevolezza del personaggio quale riferimento dell'indie alternativo più raffinato ed open-minded, il felsineo canadese decide di ripubblicare in formato espanso ("revisited", tanto per ribattere sul tasto dylaniano) quella palpitante cassettina. I pezzi diventano sedici e svariano tra languori dreamy e ugge post-wave con la sagacia trepida ed elusiva che abbiamo imparato a conoscere.

Al di là dell'immaginario Sarah Records oriented – le caligini smerigliate, le vampe sonnacchiose, il tumulto madreperla – s'intravedono in filigrana gli affluenti stilisistici che strutturano la calligrafia, vedi i Beach Boys stampati su un foglio accartocciato in Vampire Summer, il Brian Eno trasognato Hidden Cameras di Sight Prayer o le Ronettes in ammollo nell'acquario amniotico M Ward di How It’s Done In Italy. Quest'ultima è una delle tre cover in scaletta (l'originale è delle danesi Bubba & Mi), essendo le altre Memories Are Made Of This degli Everly Brothers e una vellutatissima Can’t Hear My Eyes targata Ariel Pink. Va detto che spesso la scrittura sembra assopirsi appena riesce a farsi pretesto per allestire la scenografia, e che i pezzi migliori restano quelli già noti, ovvero una Misinterpret My Words che sciorina sogni glassati a media fedeltà, quella Just Like Monday che sboccia tra mitologie marcettistiche Brian Wilson e la opener Mistify The Ocean che potrebbe essere il sogno 50's di Mike Kozelek.

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