Recensioni

7.3

Gli anni Settanta, con il loro corollario di prog e funk, sono ancora gli ingredienti nel sofisticato intingolo apparecchiato dai White Denim; a cambiare è la corrente che, da rock, si fa pop dagli accenti soul e r’n’b. 12, dodicesima prova sulla lunga distanza della formazione ora one-man band, segna il passaggio definitivo di James Petralli dal collettivo di Austin a progetto solista, con un suono che riflette la sua recente mutazione tanto personale quanto artistica.

La transizione non è solo geografica (dall’Austin texana alla Los Angeles californiana), ma soprattutto creativa, e il risultato è un album in cui la continuità con il passato convive con un’apertura ad orizzonti più ampi. Per Petralli non è nulla di drastico, piuttosto un’evoluzione naturale nel segno di Marvin Gaye e Curtis Mayfield, con gli (immancabili in questi casi) Steely Dan a indicare la via (palesemente citati in Second Dimension).

Light On, opener track, è una meraviglia di pop fusioneggiante irradiato da una psichedelia a metà tra i primi Grateful Dead e Uncle Meat di Zappa. Tutto molto leggiadro se non si presta attenzione ai testi che, invece, spesso non lo sono affatto. Altro brano, altre influenze: Econolining è prog leggero come l’aria, testimonianza di un disco pieno di scale, note, ritmi, colori, profumi. Oltre trenta i collaboratori, alcuni assoldati in studio, altri a spedire il proprio contributo da remoto: in Look Good troviamo le coriste Tameca Jones e Jessie Payo, in Swinging Door partecipano ben quattro batteristi e tre bassisti, mentre i fiati in We Can Move Along sono suonati da Jesse Chandler dei Midlake.

Similmente a quanto di buono abbiamo ascoltato negli ultimi lavori dei Lemon Twigs, anche in 12 riviviamo in pieno un glorioso passato (fine ’60 / ’70), ma il disincanto è tutto al presente. Un contrasto che magnifica l’opera anzichenò.

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