Recensioni

Ampiamente incensati da Rolling Stone come uno dei gruppi da tener
d’occhio per il futuro (che non è sempre un bene per neonate
formazioni: il successivo “montarsi la testa” è quasi automatico), i
White Denim vengono dalla prolifica Austin, fucina a ruota libera di
nuove band.
In vita da poco più di due anni e nati dalle ceneri dei Parque Touch(nei quali suonavano James Petralli e Joshue Block, rispettivamente
voce, chitarra e batteria; mentre Steve Terebecki era bassista dei Peach Train), grazie ad un unico ep (Let’s talk about it, diffuso attraverso iTunes) e al successivo disco, Workout Holiday(inizialmente autoprodotto), son riusciti a mettere in fila uno stuolo
d’appassionati nel mondo studentesco e giovanile americano in generale.
Il successo prodotto da un incessante passaparola e le
continue resse ai loro numerosi concerti, hanno inevitabilmente destato
l’interesse di qualche manager, tanto che la RCRD LBL (etichetta molto
anticonvenzionale, che è più blog che casa discografica) ha deciso, già
in questo debutto di 2008, di metterli sotto contratto e stampare il
loro disco d’esordio.
Il risultato è davvero interessante
per una formazione così giovane. La rabbia e allo stesso tempo la
freschezza che caratterizzano questo trio, possono muoverli per
parecchi anni a venire.
Sembrano liberi, indipendenti,
hanno voglia e capacità di provare. Sanno distrarsi dal garage, loro
ambiente naturale per accogliere a braccia aperte blues, noise e
psichedelia.
Cresciuti accompagnati dai dischi di Iggy Pop nonché di “santità” Jimi Hendrix e la sua loquace chitarra, hanno però verso i Minutemene la loro attitudine cruda, diretta, senza cornici una vera e propria
adorazione, tanto da rifarsi chiaramente al loro suono: commistione tra
punk, folk, funk e addirittura jazz.
I paragoni con Kings of Leon o, più altisonanti, con White Stripes,
sono e saranno inevitabili, ma una delle più invidiabili
caratteristiche della band è il saper personalizzare e personalizzarsi,
aggiungere particolari determinanti.
Il suono deciso,
delineato e non raffazzonato o cianfrusaglistico che scuote la
maggiorparte dei gruppi garage, è prova di un lavoro impegnativo alle
spalle, di una volontà d’insieme, d’apparire davvero gruppo fatto e
finito.
Se non s’adageranno sui complimenti ardenti, non dovremo costringerci a comprare Rolling Stone per leggere di loro.
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