Recensioni

6.6

Avevamo lasciato Maarten Devoldere, in arte Warhaus, a cantare del suo cuore spezzato, metà sincero, metà sornione, nel suo Ha Ha Heartbreak del 2022. A due anni di distanza, le questioni di cuore sembrano andare meglio, decisamente meglio, e il cantautore (ma forse vorrebbe essere considerato uno chansonnier) ex Balthazar torna con Karaoke Moon, disco impregnato nella sua essenza di meraviglia e rapimento per i miracoli che l’amore sa esercitare su un uomo alle soglie dei quaranta.

Se il disco precedente era stato composto in una camera d’albergo palermitana, una sorta di God’s Favorite Customer in salsa mediterranea senza l’elemento perturbante, qui Devoldere abbraccia in toto un’estetica guadagninesca, sin dalla copertina, proponendo un immaginario ormai acquisito da certo pop nordeuropeo (si veda alla voce Erlend Øye). Il titolo stesso del disco, che pure può alludere a una sua estrema cantabilità (molto presente il singalong, si veda ad esempio Jim Morrison), sfuma in un indistinto romantico da chiaro di luna, da una masseria pugliese trasformata in Airbnb.

L’amore ritrovato è il centro del disco, senza alcuna preoccupazione di risultare corny, come canta (o meglio, declama) in Where The Names Are Real sopra un tappeto di percussioni vagamente bossanova e cori a fiamma lenta. Un Devoldere rinato, che fa fatica ad articolare melodie tanta è la meraviglia, che preferisce esprimersi in uno spoken word consapevolmente, esageratamente coheniano (Emely), lasciando il canto a Sylvie Kreusch: i due si prodigano in duetti, forma-canzone par excellence della tradizione cantautorale-lounge-erotica a cui il disco si ispira.

Father John Misty (per il racconto ammiccante, ironico, anti-ladies man), Destroyer (per le sonorità late night che pescano dal pop orchestrale, dalla disco e dall’easy listening degli anni ’70), Chris Rea scavando negli 80s, i riferimenti più immediati. Un songwriting personale, centrato sul sentimento e il rapporto di coppia, in una cornice sonora lussuosa, voluttuosa, lush. Un ideale di vitalismo e bon vivre, con tutto il corredo di muse, statue, camicie di lino, vino bianco su una terrazza vista Mondello. Una lunga estate italiana per come narrata dal nostro cinema in anni recenti. Nel bene e nel male.

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